In apertura della nuova stagione espositiva la galleria The Gallery Apart presenta la mostra Still here di Gea Casolaro. L’artista, restituisce a Roma le somme del periodo di residenza trascorso nell’atelier degli incontri internazionali d’arte nella Cité internationale des arts di Parigi. Sarà proprio la capitale francese a innescare nella Casolaro un processo di ambientazione e ricerca degli, e negli, spazi urbani della città. Parigi, i suoi boulevards, le piazze nascoste, i lungo-senna, divengono frammenti di una sequenza neutrale di luoghi da conoscere o da riconoscere. Malgrado la notorietà di alcuni siti, la mente della Casolaro spesso non riesce a ricongiungerli ad alcuna memoria personale; il suo approccio a Parigi, infatti, é per lo più da estranea, poco contando le visite fatte in anni precedenti con il distacco di chi é semplicemente un turista.
Eppure, nello spaesamento dell’ignoto scenario cittadino, dove acuta é la percezione dell’assenza di un’esperienza vissuta, la Casolaro riscopre un’inaspettata familiarità con numerosissimi luoghi. Del resto Parigi, Paris qui brille, come la cantava Mistinguette negli anni ’20, é in effetti il luogo dove tutti, anche fosse solo per un sogno, credono di esser stati; tra i tanti primati, quello di esser la città più ripresa dalle abili mani dei registi di tutto il mondo, sino a eleggerla sede naturale dell’arte, del cinema e della fotografia. Nella città dei lumi o città illuminata che dir si voglia, il progetto Still here, vede lo spazio urbano intrecciarsi con la nuova vita dell’artista, impregnarsi con i gesti del suo quotidiano.
I mesi presso La Cité internationale des arts, trascorrono alla ricerca di quelle angolatura viste, e mai vissute, di luoghi resi eterni dalle storiche inquadrature del grande cinema internazionale. Sarà attraverso la visione di centinaia di film girati nella capitale francese, alternata a lunghissime passeggiate per i quartieri parigini, nella migliore tradizione della flânerie baudelairiana, che la Casolaro riscriverà su quei luoghi, come fossero dei nastri bianchi, la propria memoria attuale, costituita da ricordi non vissuti direttamente, ma spesso introiettati attraverso le storie dei personaggi dei film e l’interpretazione dei loro autori. La selezione di foto, tra le oltre cento che compongono l’intera serie, propone al pubblico della galleria, una profonda riflessione sull’eterna rivalsa fra le due variabili spazio e tempo. Nelle opere dell’artista, infatti, le inquadrature degli storici film, vengono letteralmente compenetrate da scatti attuali realizzati dalla Casolaro in quegli stessi luoghi. Come in un processo di attualizzazione della memoria collettiva, quei luoghi appaiono investiti da luce nuova, si assiste al cambiamento delle mode, negli accessori dei passanti ritratti, della vegetazione, negli sfondi, del progresso tecnologico, nel design delle automobili in continua mutazione; ciononostante, quello che stupisce è vedere come, malgrado un fitto flusso temporale avrebbe potuto corroderne la conformazione, quei luoghi sono rimasti imperturbati.
Il lavoro della Casolaro, dunque, sembra collocarsi nel disordine della memoria di ciascuno, con percorsi che aprono la strada ai più diversi spazi della quotidianità. Le fotografie scattate, sono espressione di una realtà soggettiva, quella dell’artista, che tuttavia con tale tecnica riesce a mostrare una più ordinata mappatura globale, e allo stesso tempo personale, dello spazio urbano. I frammenti di luoghi già visti da molti, vengono ricuciti sull’immagine degli stessi ritrovati dalla Casolaro nella sua esperienza parigina, in tal modo l’opera si carica di unicità, essendo irripetibile lo sguardo dell’artista dietro l’obiettivo. A testimonianza della ricerca di un proprio tempo e della volontà di prenderne parte attiva, la Casolaro mostra come si è insinuata negli angoli, più o meno noti, della Ville Lumiére, che aveva ritrovato compressi nei pochi secondi di pellicola che li avevano immortalati, una volta dentro, effettua un’ immersione nel presente e con la propria macchina fotografica cattura frazioni di quotidianità, al fine di far coesistere nell’opera quegli stessi elementi spaziali ritratti in momenti diversi. Parigi città eterna, viene da dire dinanzi ai tanti cambiamenti evidenziati dalle opere, la cui manifestazione disorienta nella coesistenza dell’unico vero elemento eterogeneo: il tempo.
Fino al 16 novembre; The Gallery Apart, via Francesco Negri 43, Roma; info: www.thegalleryapart.it


