La finestra sul mondo

Comunico, quindi sono

Rene Rietmeyer (1957, Paesi Bassi) è un artista la cui ricerca è concentrata nella relazione tra tempo, spazio ed esistenza. La sua arte consiste nel creare box astratti, oggetti tridimensionali che vengono presentati prevalentemente su una parete, sezionati in più parti, apparendo come installazioni variabili. Rietmeyer si dedica allo studio delle sensazioni scatenate dai contesti urbani o dai paesaggi, così come dalle persone. Questo succede con i puri e astratti significati dei colori, delle forme, dei materiali, la superficie delle strutture, la composizione e l’installazione nello spazio. I suoi lavori sono, come ama dire lui stesso, nient’altro che la prova dell’esistenza. Nel 2002 Rietmeyer ha iniziato Personal structures, un progetto artistico che evidenzia il significato del tempo, dello spazio e dell’esistenza nell’arte contemporanea, attraverso pubblicazioni, simposi e mostre. Attualmente la sua installazione Hong Kong è presente in Personal structures come parte della Biennale di Venezia, a palazzo Bembo. Nel testo che segue è l’artista stesso a raccontare il suo concetto di esistenza, le sue idee sugli uomini e l’importanza della comunicazione anche attraverso l’arte. E spiega perché la comunicazione sia il fattore chiave dell’esistenza. Non solo per gli umani.

«Storici, filosofi, archeologi e molti altri hanno a lungo discusso su cosa distingue gli uomini dagli animali e ancora oggi non c’è una risposta pienamente condivisa e universale. Tutti gli animali imparano dal loro ambiente il modo in cui procurarsi il cibo per sopravvivere. Questa è l’unica conoscenza che non muore con la vita stessa dell’animale e che viene trasferita ai suoi simili. Per gli umani le cose sono differenti. Molti animali possono usare suoni e gesti per comunicare tra loro, ma spesso si ha l’impressione che solo gli umani possano trasmettersi informazioni in modi differenti e che solo loro sappiano come preservare le conoscenze per le generazioni future. Tali conoscenze possono essere comunicate non solo con gli scritti, ma anche attraverso l’arte. È proprio l’arte, probabilmente, lo strumento che meglio degli altri spiega la percezione che l’uomo ha del mondo. L’esistenza dell’arte è una delle prove che dimostra come l’uomo abbia una capacità più ampia e complessa di comunicare rispetto agli animali. Sembra che solo l’uomo possa comunicare cose astratte, che non esistono. Credo che l’arte degli uomini sia anche una prova di come essi siano in grado di avere una consapevolezza della propria esistenza. La più lampante dimostrazione dell’esistenza dell’arte tra gli uomini è l’evidenza fisica dei pigmenti triturati che hanno lasciato. Gli uomini li hanno fatti crescere e li hanno usati per disegnare se stessi o gli ambienti circostanti. La prova dell’utilizzo di tali pigmenti risale addirittura a 100mila anni fa, in Sudafrica. […]

Prima attraverso i disegni nelle caverne e molto tempo dopo con gli scritti, le foto, i suoni e altri metodi, le conoscenze acquisite dagli uomini durante la loro vita possono essere state preservate. E questo ha rappresentato un grande vantaggio per le generazioni future. Quando sia iniziato questo processo di conservazione delle conoscenze non è ancora chiaro. Ma ciò che è certo è che tale processo ancora oggi non è cambiato e grazie alla disponibilità e all’incremento delle notizie e alla facile accessibilità alla crescente quantità di conoscenza, questo processo sta raggiungendo sempre più uomini e continua ad accelerare. Durante la prima età della pietra l’acquisizione della conoscenza da parte delle generazioni successive non era particolarmente sviluppata, se non addirittura assente del tutto. Oggi ogni generazione successiva ha già significative conoscenze e le ha sviluppate più delle generazioni precedenti. Questa condizione, che rende più sviluppati, non sembra averci resi più soddisfatti e averci garantito una migliore qualità della vita. Possiamo solo essere preparati ad accettare le conseguenze della conoscenza e la consapevolezza dei fatti per coesistere con altri esseri viventi. Noi dovremmo presto giungere a un patto globale e iniziare a usare tutte le conoscenze disponibili per il bene del pianeta. Anche se gli uomini possono oggi adattarsi ai grandi cambiamenti del nostro ambiente, questo “patto globale” si dimostrerà necessario per la maggior pare degli uomini per continuare a vivere nel rispetto delle cosiddette circostanze di qualità.

La comunicazione è una necessità basilare per tutti gli esseri umani. La mia necessità di comunicare è principalmente ispirata dalla curiosità e dalla mia volontà di interagire con gli altri. La voglia di comunicare è inerente alla natura umana stessa. Qui e ora sto cercando di comunicare con il lettore ma in Giappone, come in molti altri posti in cui sono stato, la gente non sembrava sempre capire il mio linguaggio e i miei gesti. Perciò ho spesso provato a comunicare attraverso gli oggetti che creavo. Ma la comunicazione con un altro essere umano necessita sempre dell’utilizzo di un linguaggio. Anche se molti artisti sembrano non avere problemi in questo senso, io non voglio fare opere usando parole che non comprenderei io stesso. Non voglio usare un linguaggio basato sulla parola, anche perché penso che un linguaggio raggiunga un numero di persone troppo limitato mentre mi piacerebbe poter arrivare a una collettività molto più estesa. Perciò anche adesso devo usare parole e frasi che possono essere facilmente capite da molti. Quindi, quando si crea un’opera con l’uso della parola la sola soluzione per farsi comprendere dalla moltitudine è tradurre l’opera in più lingue possibile. Ma questo a me non sembra sufficiente per comunicare i contenuti che voglio. […] Ci sono molti modi per comunicare. Per fare arrivare il mio messaggio a più persone ho deciso di creare oggetti. Ho deciso di utilizzare un linguaggio astratto con elementi formali come i colori, le forme e i materiali. Con questo tipo di comunicazione non è possibile trasmettere i miei pensieri così precisamente come farebbero due persone che parlano la stessa lingua, ma l’uso di un linguaggio astratto nell’arte rappresenta la volontà di arrivare a più gente, in più luoghi. […]

Sono consapevole della mia esistenza e che il tempo passa, perciò so che il mio presente diventa passato e che sono esistito anche nel passato. Quando eseguo le mie opere esprimo sempre la mia memoria dell’esistenza nel passato. La creazione di ognuno dei miei oggetti è l’espressione della mia consapevolezza della mia momentanea esistenza. Ma, come il tempo passa, anche i miei lavori possono diventare nient’altro che la prova che sono esistito. […] A Venezia vediamo molti uomini, molti dei quali vengono da posti lontani e da culture molto differenti tra oro. E anche se siamo tutti umani, non siamo tutti uguali. […] Essere parte del genere umano include la condizione di essere parte di un mondo fisico, fattuale e concreto. Il nostro mondo è qui, adesso e ovunque attorno a noi. Siamo totalmente immersi in esso. Quando realizziamo che ognuno di noi è un’entità distinta dall’altro, abbiamo difficoltà a svolgere il nostro destino. Dovremmo iniziare a mettere in discussione gli input della nostra cultura e cominciare a ripensare tutti i valori che abbiamo insegnato, per autodefinire la nostra identità, il nostro essere. […] Almeno dai tempi di Socrate, i filosofi discutevano su molte questioni e talvolta arrivavano anche a delle conclusioni. Non possiamo creare alcuna consapevolezza senza l’uso del linguaggio, ma molti filosofi si perdevano in parole e definizioni. Anche se le discussioni sull’esistenza hanno stimolato l’intelletto, non ci hanno ancora aiutato a comprendere davvero l’argomento. Non ci sono risposte esaurienti. Ma, se siamo d’accordo con tutte le teorie sul tempo, spazio ed esistenza, senza dubbi, almeno esse ci hanno aiutato a creare una consapevolezza più ampia. Non c’è una ragione per cui noi esistiamo. Ognuno di noi dovrà dare valori e significati alla propria esistenza. […]

La consapevolezza che una persona ha stabilito per se stessa non può essere misurata, ma può essere espressa in parole, suoni o oggetti. Non sono sicuro se siamo gli unici animali consapevoli della nostra esistenza e del fatto che ognuno di noi morirà. Ci piace credere che siamo le sole creature che possono raggiungere questo livello di coscienza ma gli elefanti, tanto per fare un esempio, sembrano rispondere con grazia quando si imbattono in un membro defunto della famiglia. Non hanno alcuna consapevolezza? Oppure può essere che abbiamo molte difficoltà di comunicazione con gli elefanti perché non parliamo lo stesso linguaggio e quindi dobbiamo indovinare quello che loro pensano? Come posso scoprire se la consapevolezza di un altro essere vivente è relativa a se stesso e a ciò che lo circonda? Ho bisogno della comunicazione. Comunicare è il fattore chiave, non solo tra gli esseri viventi, ma anche con se stessi».

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