Jazz gigs per Pino Ninfa

Inconsuete sono le relazioni tra la musica e la fotografia ma, la più particolare sicuramente riguarda quella con il jazz, forse per la reciproca premessa di libertà che consente loro di dialogare profondamente, così come la fotografia quando si lega alla realtà, con i suoi profili antropologici e le sue storie di vita quotidiana. Una forma di racconto tra sintassi diverse eppure, spesso in sintonia. Ci sono poi artisti come Pino Ninfa che, al centro di questi due percorsi, la musica e la società, riescono a farne fusioni uniche, in cui le storie scorrono sospese come in un film noir, cui il bianco e nero implementa la tensione e la colonna sonora è il jazz, quello suonato dal vivo. Impaginato come un copione cinematografico, il set semina indizi, elementi di scena quali, cavi, microfoni, aste i cui primi piani si affiancano, spesso sovrastano, le immagini delle vittime (i musicisti) e dei testimoni casuali e involontari (il pubblico) tra ombre, riflessi e tracce di presenze che lasciano intuire un unico colpevole: il fotografo. In questo ambiente, attorno alla musica jazz e al suo rapporto speciale con essa e di essa con il pubblico, scorre il racconto cinematografico i cui dettagli rimandano alla ironica e cinica visione di Alfred Hitchcock, tra frammenti che, il Ninfa regista mette in connessione tra loro, allungandone le storie che il racconto rappresenta, trasferendolo sul palcoscenico della vita, lungo un fil rouge che lega indissolubilmente la musica jazz, con quella sua libertà espressiva in tempi dispari e la vita quotidiana, imprevedibile (e altrettanto dispari come il jazz), che probabilmente li lega e che Ninfa, con i suoi vent’anni di carriera ha imparato a raccontare: a se stesso e agli altri. Un progetto che consente a Ninfa di proporre una selezione delle sue fotografie più rappresentative, nel corso della personale Jazz gigs che il palazzo Ducale di Genova ospita dal 13 settembre al 7 ottobre.