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Il cinema nelle fotografie

Ci sono tanti modi di fare una fotografia e altrettanti stili nel definirla. Si possono dividere immagini a seconda di quale strumento è stato usato per realizzarle (macchina digitale, a pellicola, formato della pellicola), si possono separare le fotografie a partire dai generi (paesaggio, ritratto, nature morte) ancora identificarle per la tecnica (colore, bianco e nero) ma forse il più strano di tutti è la cinegrafia, ovvero l’arte di fare fotografie ai film. Forse ancora più strana di fare fotografie a delle fotografie (anche solo per il fatto che qui si rimane nell’idea di un’immagine immobile) scattare delle foto durante la proiezione di un opera cinematografica è decisamente un ufficio particolare.

Ed è esattamente in questa direzione cinefotografica, per così dire, che si orienta il lavoro del fotografo Roberto Caielli. In mostra a Trieste nello studio Tommaseo vengono presentate le sue prove a partire dal 12 e fino al 18 settembre. Più che fotografie posso essere definiti esperimenti perchè oltre alla volontà di bloccare un immagine in movimento c’è l’idea di voler rappresentare in quel frammento l’intero film, di riassumerlo in un’unica inquadratura registrata dalla pellicola e nascosta all’occhio dello spettatore nel flusso continuo di frame che scorrono durante una proiezione. Insomma, il lavoro di Caielli è come se riportasse alla sua dimensione originale il fluire del film bloccando un’immagine e avvicinandola così a un frame fra i mille impressionati nella pellicola. Il fotografo trova il punto di congiunzione fra il film e la fotografia, il minimo comune denominatore e rivela, o ricorda, che anche una proiezione è immobile, o meglio realizzata da una serie piuttosto ravvicinata di momenti immobili, ovvero, e torna Caielli, di fotografie.

“L’idea – spiega il fotografo – mi è venuta leggendo un classico della storia della fotografia, Pittura fotografia film di László Moholy-Nagy. Il lavoro è cominciato per gioco, fino a scoprirne le potenzialità estetiche e filosofiche. La cinegrafia considera il film come un grande paesaggio che ha dimensioni, spazio e tempo”. In mostra è possibile vedere dei passaggi di opere cult realizzate da grandi artisti del cinema come Kubrick e Andrej Tarkovskij.

Fino al 18 settembre, studio Tommaseo, via del Monte 2, Trieste; info: www.triestecontemporanea.it

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