L'esiziale & l'essenziale

Masterpiece, la fatica di scrivere

Ricordate La solitudine dello scrittore di Giuliano Mauri? Imponente, la megascultura che campeggiava nel parco di Monza alla metà dello scorso decennio simboleggiava la fatica di scrivere, la dimensione essenzialmente solipsistica di chi, dietro a una scrivania, suda per dare un senso all’essere attraverso la parola scritta? Bè, scordatevela. Scordatevi che il mestiere di scrivere che a Pavese costò la vita e a parecchi altri nevrosi niente male, sia ancora un’impresa da fare tutta in solitaria, come una traversata atlantica. Niente di più distante da quanto propone Masterpiece, il nuovo format da novembre su Rai 3 che promette di dare volti e penne nuovi all’italico popolo degli scrittori. Il “talent” che a novembre esordirà sulla terza rete fa il verso alla malagenìa dei tanti programmi che mettono in gara anime belle e spiriti spuri per un briciolo di notorietà e qualche chance in più per uscire dal cono d’ombra della vita. Sulle orme dei vari Masterchef e X Factor, una giuria deciderà chi, fra i candidati che hanno proposto le loro opere, riuscirà ad aggiudicarsi il premio finale. Che è, nientemeno, la possibilità d’essere pubblicati da una “primaria casa editrice”, in questo caso la Bompiani, rappresentata dalla responsabile editoriale Elisabetta Sgarbi, presente in giuria. Gli altri giurati più accreditati sono, al momento, Gianrico Carofiglio, Antonio Scurati e l’onnipresente Alessandro Baricco, tenutario dell’arcinota holding di scrittura creativa Holden.

Terminata a fine agosto la presentazione delle candidature – oltre 5.000, pare, dato che va letto alla luce dei neanche mille liker sul sito di Masterpiece – i prescelti riceveranno entro settembre il nulla osta per partecipare alla trasmissione che sarà condotta probabilmente da Edoardo Camurri (già alla guida di Mi manda Rai Tre). Niente di diverso dai millanta concorsi letterari del Belpaese, se non per il particolare che gli aspiranti scrittori dovranno duellare, oltre che tra loro, coi giurati e gli ospiti delle otto puntate per mostrare al pubblico televisivo di che pasta letteraria siano fatti. E sottoporsi, come vuole la ragion d’essere di simili format, a tutte le finte cattiverie e corbellerie del caso. Ora, che il mestiere di scrivere (ci perdoni la buonanima di Pavese) sia divenuto da tempo affare più di marketing & spettacolo che di belle lettere, è arcinoto. Né è un caso che due tra i rari geni italici noti in casa e all’estero siano il detto Baricco e Saviano: gente di pubblico oltre che di penna, capace di vendere al meglio al mercato – sia detto senza l’ombra d’una critica – il proprio talento. A riprova di come non si dia scrittore, oggi più di ieri, se non si è capaci di sostare sotto ai riflettori, farsi promoter di sé.

Se sia meglio darsi pacchere & insulti in pubblico piuttosto che in punta di penna, frequentare gli studi tv oltre ai salotti e alle entrature giuste pur di realizzare – letteralmente – il proprio sogno nel cassetto è questione che lasciamo ai docenti di letteratura. L’augurio è che in un paese che scrive una montagna di roba ma legge pochissimo (si pubblicano 150 nuovi titoli al giorno ma la metà degli italiani non ha letto un libro nel 2012, recitano le ultime statistiche) il nuovo programma voluto dal direttore di rete Andrea Vianello oltre a speculare sulle voglie dei tanti grafomani faccia allargare le braccia del grande pubblico verso il romanzo, avvicinandolo a libri diversi dai ricettari e dalle sparate di starlette più o meno famose. Ma resta l’impressione d’essere scesi un altro gradino nella scala della civiltà occidentale, in direzione della cultura light che, a dire di Vargas Llosa, l’ha sepolta. Trasformando la debordiana società dello spettacolo nella Civiltà dello spettacolo, come recita l’ultimo suo saggio. Un luccichìo che ci seppellirà tutti, neoscrittori compresi.

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