Il museo del Louvre inaugura con Michelangelo Pistoletto un nuovo ciclo di mostre di artisti contemporanei. Di tutti gli inviti fatti ad artisti contemporanei nella prestigiosa sede museale francese quello all’artista biellese di fama mondiale è senza dubbio quello che interroga più da vicino i differenti momenti temporali: il passato retrospettivo rappresentato dal patrimonio museale stesso, il presente dei visitatori catturato negli specchi, ed il futuro simbolizzato dal simbolo del Terzo Paradiso, attraverso un’opera monumentale creata appositamente per il Louvre. La mostra Anno 1, il paradiso sulla terra, fino al 2 settembre, segna in effetti il passaggio a una nuova era, quella di una trasformazione umana, sociale, culturale, politica, celebrata nel mondo intero il 21 dicembre 2012 per mezzo di diverse installazioni e performances, tra cui quella nella Cour Napoleon del Louvre. L’inserimento di opere di Pistoletto in molteplici dipartimenti del Louvre permette un dialogo con la storia dell’arte, dall’antichità ai giorni nostri, e incarna l’incontro di diverse civiltà: fa dunque da cassa di risonanza a tutto ciò che rappresenta la vocazione fondamentale del museo del XXI secolo. Dai suoi primi Quadri specchianti, che ci invitano a una riflessione sulla funzione del quadro e ad una messa in dubbio della prospettiva, fino alle sue ultime opere come The Mirror of Judgement o Il tempo del Giudizio, l’artista fa confrontare, integrandoci nell’opera, con la nostra responsabilità all’interno dell’evoluzione del mondo. In questa direzione prospettica si inserisce una sezione della mostra interamente dedicata a Cittadellarte, con un allestimento ideato da Juan Esteban Sandoval e Paolo Naldini di Cittadellarte. La fondazione di Cittadellarte, a Biella, è la dimostrazione più visibile del passaggio dalla creazione individuale, iniziata con l’ autoritratto, alla creazione collettiva ed internazionale, che raggruppa diversi campi delle scienze umane. Amate le differenze, Love difference: questa frase in differenti lingue, luminose ed appese sulle mura del vecchio Louvre medioevale, sono il riflesso delle preoccupazioni dell’artista riguardo alle identità multiple emerse con la globalizzazione, in particolare nel Bacino del Mediterraneo. Dalle antichità greche e romane al dipartimento di pittura, passando per la Corte Marly e le mura di Carlo VI, il Louvre è così attraversato, attivato dalla presenza delle opere di Michelangelo Pistoletto, ed impregnato dalla visione dell’artista che pone ogni visitatore di fronte al simbolo del Terzo Paradiso. Questo simbolo rappresenta per lui il passaggio dal binomio natura ed artificio, femminile e maschile, una nuova matrice di pensiero per immaginare altre relazioni tra l’uomo e la società, così come un’altra economia del mondo.


