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La missione di Shoot4Change

In viaggio per raccontare storie e volti di quel mondo che vive in sordina, di chi magari il mondo lo cambia ma nella penombra dei riflettori puntati su ciò che è economicamente redditizio e fa notizia. Dalle tante storie di costruzione e ricostruzione in Emilia dopo la catastrofe del sisma, ai senzatetto dietro l’angolo, ai luoghi dimenticati dei quattro continenti, immagini per riflettere sulla fotografia in quanto strumento di denuncia e terapia capace di dare una speranza a chi non la possiede. Dare la possibilità di essere ascoltato a chi non ha gli strumenti per farlo, questa è la mission di Shoot4Change, l’associazione di volontariato di fotografia sociale, creata nel 2009, dopo il terremoto dell’Aquila, da Antonio Amendola. Fotografi, videomaker, scrittori, blogger, giornalisti, grafici, designer, musicisti, professionisti e non, capaci di immaginare un mondo senza restrizioni, dove ognuno è libero di esprimersi liberamente e l’informazione fluisce senza essere osteggiata, dove chiunque possa dare il suo contributo per creare un nuovo concetto di comunicazione, sensibilizzando l’opinione pubblica alla difesa dei diritti umani.

«Un serbatoio di raccontastorie al servizio del Terzo settore e degli ultimi, un movimento creativo che unisce creatività e impegno sociale» come lo definisce Amendola. Far parte di S4C significa essere un professionista che nelle rare occasioni remunerative accetta di devolvere una parte del ricavato al sostegno di progetti sociali locali, ma significa soprattutto accettare di prestare un servizio gratuito a chi non può permettersi di pagare. Crowdphotography: «Straordinario strumento di controllo sociale con il quale chiunque può dire We, the People e raccontare una storia, senza aspettare che altri lo facciano al posto suo», così Amendola spiega il concetto coniato dall’associazione attorno al quale s’impernia tutto il lavoro.

A pochi anni dalla nascita, Shoot4Change da non luogo diviene spazio reale e fisico grazie ai volontari di Roma che ad oggi, tra i vari gruppi esistenti, rappresentano il cuore vivo dell’associazione. Un sogno che sta diventando realtà grazie al sostegno di Google che donando qualche migliaio di euro, ha permesso l’avvio del progetto e la realizzazione dell’allestimento iniziale. Da settembre la zona del Mandrione diventerà la sede della Casa dei Raccontastorie. Un capannone industriale, luogo di formazione creativa per giovani rifugiati o in difficoltà, richiedenti asilo, immigrati e laboratorio di sperimentazione e produzione innovativa votata ai nuovi linguaggi della comunicazione visuale. Shoot4Change chiama a raccolta chiunque voglia dare il suo apporto per raccontare e per costruire, perché ora più che mai, nel momento in cui si gettano le fondamenta c’è bisogno di mattoni per realizzare il cambiamento. Info: www.shoot4change.net

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