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XL In Caput Mundi

Camminando per le strade della capitale, l’occhio viene attratto da ambienti che ci appaiono familiari, legati a un immaginario filmico fatto di flashback e ricordi. È la Roma della cinepresa, dei quartieri eleganti e quelli popolari, che molto spesso è stato palcoscenico di numerosi set cinematografici.? Oggi quello stesso immaginario rivive attraverso gli scatti di undici giovani fotografe. Tutte donne, tutte focalizzate su un triplice tema: la moda, il mondo del cinema e Roma come location privilegiata.?? Dal 6 al 21 luglio a Roma presso Fandango Incontro nella centralissima via dei Prefetti, sarà possibile vedere XL In caput mundi, mostra che ripercorre idealmente 40 anni di moda e cinema sullo sfondo della città eterna. La mostra è inserita negli eventi collaterali del calendario di AltaRomaAltaModa e vanta la collaborazione di due storiche maison dell’haute couture: Gattinoni e Sarli. Il progetto è stato curato da Antonio Barrella, noto fotografo e coordinatore del corso triennale di Fotografia allo Ied, che si racconta in questa intervista.

Come è nata l’idea di XL in Caput Mundi? «I 40 anni dello Ied sono stati lo spunto per ideare e concretizzare una tesi che parlasse di moda, di Roma e dello Ied. Roma è da sempre un punto di riferimento per l’Altamoda con i grandi stilisti come Valentino, Fendi, Balestra, Sarli, Gattinoni ed altri. Il cinema, anche se in questi ultimi anni vive momenti di grande difficoltà, con Cinecittà è riuscito a portare nel resto del mondo un valore tipicamente Italiano grazie ai grandi registi che tutti conosciamo. Il trittico sembrava perfetto, una location meravigliosa, le citazioni di film realizzati nella città e gli allievi che, seguendo e completando il percorso formativo, potevano mettersi alla prova in modo creativo ma nel rispetto del tema».

Quello che si nota negli scatti è un raffinato lavoro di backstage per quanto riguarda lo styling. Sono maggiormente le location o gli abiti a determinare l’ispirazione visiva legata al film? «Direi che l’ispirazione nasce da entrambi, a volte è stato l’abito stesso a guidare la scelta del film, come nel caso de La Papessa, altre volte è stata la location a fornire alle ragazze lo spunto per reinterpretare il film in chiave fashion. Il lavoro di ricerca e di styling è stato determinante per la fluidità del progetto».

Come sono stati scelti i titoli dei film? «Le allieve/fotografe hanno proposto alcune idee relative a film interessanti e conosciuti, dopo alcuni incontri il progetto è stato condiviso con me e con la stylist Lucia de Grimani. In generale si è preferito scegliere film che dessero loro la possibilità di intervenire fotograficamente in modo personale ma sempre con un’attenzione particolare a scene e momenti accattivanti».

Esiste un ipotetico fil rouge che li unisce? «Sicuramente il fatto che tutti i film scelti abbiano come sfondo Roma ma, il vero fil rouge penso sia decisamente la voglia di realizzare un progetto originale e di ampio respiro».

Avete scelto film che negli ultimi 40 anni hanno avuto Roma come protagonista delle vicende narrate. Come si è evoluta la direzione della fotografia nel cinema italiano in questi anni? «Credo che con l’avvento del digitale siano diminuiti i grandi autori della fotografia e siano invece aumentate tutte quelle figure professionali legate al mondo delle nuove tecnologie: abbiamo meno fotografi puri ma più tecnici specializzati. Da ciò ne consegue che laddove la tecnica fotografica e di ripresa è più avanzata maggiori sono le possibilità di emergere anche senza una conoscenza approfondita dei sistemi tradizionali».

Lei coordina il triennale di fotografia allo Ied. Come si misura l’evoluzione della maturità dei ragazzi nei tre anni di corso? «Il percorso formativo da noi proposto rappresenta il risultato di oltre quarant’anni di ricerca e aggiornamenti continui da parte di docenti e professionisti del settore che portano all’interno della didattica tutti gli elementi e gli stimoli provenienti da più settori del mercato. Oltre alle materie teoriche, i ragazzi sono guidati in esercitazioni pratiche e simulazioni reali per il controllo dell’immagine dalla progettazione alla post produzione fino ad arrivare all’editing finale. Particolare attenzione viene data alla ricerca di uno stile personale, valutandone poi capacità, contenuti, e livello tecnico raggiunto. La tesi rappresenta il momento conclusivo della formazione ed oltre a prevedere la valutazione accademica è la prima vera occasione, per i ragazzi, di presentare il proprio portfolio. Come Coordinatore ma soprattutto come ex allievo ad oggi professionista posso dire che, non è solo il metodo o la tecnica a trasformare un allievo in fotografo, ma la determinazione e la capacità di portare a termine il proprio progetto.

Fino al 21 luglio ?Fandango Incontro, via dei Prefetti, 22 – Roma. ?Info: http://www.ied.it/blog/7050/7050

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