Pompei, una corsa contro il tempo: da un lato la scadenza imposta dall’Unesco del 31 dicembre per restare tra i siti considerati patrimonio dell’umanità, dall’altra le grandi opere da effettuare entro il 2015 per non perdere i fondi Ue. Ma Giovanni Pugliesi, presidente della commissione nazionale italiana Unesco, rassicura che il termine non è perentorio, nella relazione non si è imposto «alcun diktat, ma uno stimolo a recuperare rapidamente, un pro memoria di problemi a conoscenza di tutti». Massimo Bray, ministro dei beni culturali e del turismo, asserisce che «il richiamo dell’organizzazione delle Nazioni Unite è un allarme che prendo in seria cosiderazione, Pompei è un simbolo per il nostro paese e stiamo già lavorando per superare gli urgenti problemi del sito archeologico – e continua – due dei primi cinque cantieri sono avviati, il terzo partirà in questi giorni e gli altri due sono fermi per un supplemento di controlli sulla trasparenza, ma vinceremo questa sfida. Insieme al governo sono impegnato su Pompei e per un piano complessivo di rilancio dei beni culturali» mentre Francesco Rutelli commenta che «la vera priorità è assumere cento nuovi tecnici per arrestare il degrado, in deroga alle complicate prodecure». Da Pompei Teresa Elena Cinquantaquattro, soprintendente dei Beni archeologici di Napoli e Pompei, sottolinea la sua fiducia nel lavoro svolto: «Tra il 2011 e il 2012 abbiamo messo in sicurezza oltre cento punti della città antica per un milione di euro in fondi ordinari usati per manutenzione ordinaria e straordinaria. Nei prossimi giorni partono i bandi e dopo l’estate aprono i cantieri» (fonte Repubblica).


