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González, Romeo’s balcony

Il cortile della casa di Giulietta, Verona, ospita l’installazione di Daniel González: Romeo’s balcony. Un progetto legato ad ArtVerona, pronta a inaugurare la nona edizione con questa realtà internazionale, dove unisce la tradizione consolidata della città scaligera con una provocazione verso il domani. A cura di Marco Meneguzzo, rappresenta una appetizer della fiera veronese, infatti l’opera sarà esposta fino al 14 ottobre, giorno di chiusura dalla kermesse. L’artista, nato in Argentina nel 1963, è attivo tra Berlino e New York, tra i più visionari della scena contemporanea, il suo lavoro si sviluppa da una ricerca sul rito della celebrazione e si declina in progetti pubblici, banner-painting di paillette e pezzi unici indossabili presentati in performance ad alto impatto. González crea mondi deliranti, sexy e pieni di energia, spazi di libertà dove le convenzioni esistenti collassano. Ha esposto, per esempio a Viafarini, Milano, al Neuer kunstverein di Aachen ed alla seconda Biennale di Praga. Nel 2008 ha realizzato un workshop performance per Manifesta 7, creando fashion ritratti trasformando i vestiti degli avventori dopo un’intervista di un minuto. Nel 2010 al Witte de Withstraat, festival di Rotterdam, ha presentato la sua prima Pop-up Building, coprendo una chiesa storica con cartone intagliato, come un libro pop-up gigante.

Oggi si occupa di Romeo visto come il ragazzo della porta accanto? Quello di quartiere, come in “west side story”? Probabilmente sì, ma questa non è che una tappa della lenta emancipazione femminile che costringe Romeo, ogni Romeo, su di un balcone. Perché il luogo che Daniel costruisce di fronte a quello di Giulietta è il frutto stesso del balcone di Giulietta, dopo secoli di finti avvelenamenti e di veri pugnali. Ora infatti la tragedia degli amanti si risolve in commedia. È un Romeo sgargiante, rinato dalla sofferenza, pronto a correre verso una seconda identità: dissacrante, ironica, visionaria ma lontana dalla figura del passato che comunque non abbandona ma ridimensiona. Creata appositamente, l’istallazione fonde l’architettura con i bisogni sociali dell’uomo, facendo sconfinare il mito di Shakespeare in un territorio tra realtà e immaginazione. Con questo lavoro interviene in un luogo di culto, mitizzato, una location visitata da oltre un milione e mezzo di turisti solo nel periodo estivo. Pareti stilizzate fluo che richiamano l’amore anche più nascosto e dimenticato, dove gli stessi innamorati potranno stringere solenni promesse con i lucchetti messi a disposizione da agganciare all’installazione. Interagire direttamente con il sogno dell’artista, creando un filo diretto tra sentimento, arte e persone. Reinventare una leggenda, con sguardo contemporaneo, lascia al visitatore un sincero obbligo di porsi domande e ricercarne le risposte nel vivere quotidiano. Forse toccare quelle concretezze che non sono accarezzate da dubbi, aiuta a sbilanciarsi verso scelte emozionali che sanno superare gli ostacoli dell’ovvio perché riadattate con nuove cariche stilistiche.

Fino al 14 ottobre; casa di Giulietta, via Cappello, Verona ;info: www.artverona.it

 

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