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Esodo di massa dalle facoltà umanistiche

Emergenza in Italia, Stati Uniti, Francia e Inghilterra: le facoltà di scienze umanistiche rischiano la chiusura. Spaventoso il drastico calo degli iscritti a storia, filosofia, lettere e sociologia. La crisi e la paura di non trovare un impiego porta i ragazzi a rinunciare all’istruzione universitaria o a rivolgersi verso settori tecnici e sanitari. È una situazione che deve essere arrestata, non ci si può permettere di dimenticarsi della storia che ha fatto l’uomo di oggi. Leggendo la Repubblica saltano agli occhi alcuni interventi, l’intellettuale Leon Wieseltier così si rivolge ai laureandi della  Bradey’s University «Non c’è mai stato un momento così bsso nella storia degli Stati Uniti per gli studi classici e non c’è mai stato un momento in cui sarebbero così necessari». In Francia Hollande invita i giovani a riscoprire le facoltà umanistiche lanciando un progetto governativo. In Italia, il famoso critico Asor Rosa interviene «Come si fa ad appassionare gli studenti verso questi corsi di studio se il messaggio che passa è che si tratta di studi residuali, di un mondo che non c’è più, sui quali non vale la pena investire?». Interviene Andrea Lenzi, presidente del Consiglio universitario nazionale: «Bisogna insegnare ai giovani che si possono fare start up o spin off, insomma si può fare impresa anche partendo da una laurea in storia o in antopologia culturale. E che i saperi umanistici e scientifici, lo dico da medico, non si escludono, anzi» mentre Andrea Cammelli, professore di statistica a Bologna e fondatore di Almalaurea, sostiene «Le facoltà umanistiche preparano a quel long life learning, quell’imparare per tutta la vita, che caratterizzarà le professioni del futuro. E dell’umanesimo c’è bisogno, proprio per salvare le democrazie occidentali».

 

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