Editori europei contro Google per difendere la propria cultura

Bruxelles

L’Europa continua a resistere contro l’omologazione culturale che la posizione dominante di Google nel mercato della diffusione di contenuti editoriali, artistici e culturali rischia di innestare. Google, si sa, è titolare per il 90% del mercato che gira attorno alla ricerca sul web. Decide sostanzialmente gli algotirmi che dirottano la navigazione degli utenti verso alcuni prodotti piuttosto che altri. Ma come evitare che l’elefante si mangi una fetta così grande del mercato? Come fare per rendere possibile una coesistenza pacifica tra tutti i soggetti del mercato? La risposta è una sola: servono regole. Per questo gli editori europei hanno da tempo iniziato una battaglia per rivendicare i loro diritti al cospetto di una poposta di regolamentazione avanzata da Google ad aprile scorso. Una proposta che è stata giudicata troppo unilaterale e poco liberale. Proprio nelle ultime ore, come si apprende dalla lettura dei giornali, le sigle che riuniscono gli editori dei paesi membri della Ue hanno inoltrato alla commissione europea un documento con le richieste per arginare lo strapotere di Google. Chiedono che nei confini della Ue le norme impongano una ricerca meno discriminatoria e diano spazio anche ad altri siti web. Non solo. Google deve sottoporre tutti i servizi, inclusi i propri, agli stessi criteri, utilizzando i medesimi meccanismi di indicizzazione e porre fine al depredamento di contenuti di altri senza il preventivo consenso. La battaglia per la sopravvivenza è iniziata. La speranza è che porti risultati confortanti.