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Buon compleanno Volume

«La memoria con il tempo rimodella e plasma di nuovo ciò che è stato e, pur cambiandolo, lo migliora». Così Francesco Nucci, presidente della fondazione Volume spiega le motivazioni che hanno mosso 15 anni di lavori e collaborazioni con musei italiani e stranieri e con diversi istituti di cultura all’estero. Dal 24 al 27 giugno gli spazi di via di San Francesco di Sales danno l’avvio a una quattro giorni di incontri, dibattiti, video e performance. Un lavoro di videomapping realizzato con materiali d’archivio, documentari e foto che destrutturano gli spazi della fondazione. Affiancano Nucci, durante il discorso di apertura, Achille Bonito Oliva (nella foto), Danilo Eccher, Pedro Cabrita Reis e Franco Purini. Silvia Marsano, responsabile generale della fondazione racconta del forte il legame di Volume con il territorio romano, le opere site specific, gli interventi sul Tevere e alla Casa dell’architettura mentre illustra le proiezioni dei Ritratti di Rodolfo Fiorenza, fotografo scomparso, le immagini delle istallazioni che hanno trasformato gli spazi di Volume e i video che narrano il percorso esperenziale dell’artista, dalla progettazione dell’opera all’interno della fondazione fino al lavoro terminato. La fondazione nasce nel 1998 con l’affitto di un’ex bottega vetraia abbandonata in una casa della vecchia Trastevere, accanto al carcere Regina Coeli. Un’occasione per creare una realtà no profit dedicata all’arte contemporanea. Per utilizzare le parole di Nucci: «Non uno spazio classico ed economico ma uno spazio da adoperare per promuovere l’azione. Il progetto è partito da una mia non decisione, non sapevo cosa volevo, ma forse il mio cervello sì. Viviamo in una realtà che non è vera, noi selezioniamo ciò che vediamo, registriamo e poi rielaboriamo in base a ciò che ci interessa. Questo processo di decostruzione richiede un determinato tempo, bisogna allungare i tempi per poter assorbire disvelando quello che c’è già. Volume è un percorso che deve essere attraversato. L’artista è un marcatore semantico, ognuno traccia emozioni e sensazioni con una chiave diversa. Tanto più l’artista è bravo, dimostrando una sensibilità spiccata, tanto più il suo messaggio è universale». Come spiega Claudia Gioia, direttore della fondazione, durante gli anni ’80, senza tener conto di alcune gallerie, Roma era sprovvista di spazi istituzionali d’avanguardia. «Volume nasce per far fronte a questa mancanza ponendosi come spazio di sollecitazione», luogo di libertà e dialogo, terreno d’incontro di diversi linguaggi, dall’arte, alla musica alla filosofia e al teatro, insomma un’apertura a 360 gradi nei confronti della cultura. Un modo per rispondere alle richieste degli artisti, come il caso dell’artista israeliano Nahum Tevet che trova una sponda nel linguaggio degli architetti o il francese Christian Boltanski che scava nella storia e nelle memoria personali. «Un luogo di sperimentazione, una scuola per la curatela – continua Gioia – il museo ha dei limiti ambientali che impongono al curatore e all’artista vincoli precisi, qui invece non ci sono limiti, le opere e lo spazio vivono un rapporto che conosce nuove inclinazioni.» Volume offre i suoi spazi alle diverse manipolazioni, modifiche che investono anche la struttura stessa della sede, puntando l’attenzione sui diversi meccanismi che stimolano la creatività. «Lo spazio è una grotta che uno può scavare», per usare le parole di Fabio Mauri. Lo spazio e le opere accolgono l’osservatore e lo invitano ad un processo che stimola emozioni e sentimenti anche dopo il suo ritorno a casa. A chiudere l’evento la performance di Sissi programmata per giovedì. Fondazione Volume, via di San Francesco di Sales 86, Roma.

Info:

Fondazione Volume, tel. 066892431, www.fondazionevolume.com

 

 

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