La circolare del ministro dei Beni culturali Massimo Bray con la quale si dispone un incarico a termine (tre anni) per i direttori dei musei ha generato un intenso dibattito interno al mondo della cultura. Oggi su Repubblica fa riflettere l’intervista ad Antonio Natali, direttore degli Uffizi, che addirittura dopo questa doccia gelata rivela di essere pentito di non aver accettato l’incarico di docente ordinario all’università. Racconta di sentirsi offeso dalla decisione ministeriale. Come è possibile giudicare l’operato di un direttore museale sulla base di ombre e sospetti e non alla luce del suo operato, della preparazione e dei risultati ottenuti? L’origine della circolare si annida nella constatazione che un avvicendamento triennale dei direttori scongiurerebbe il rischio di corruttela. Certo, spiega Natali, la corruzione esiste ovunque, anche nel mondo dell’arte, ma sarebbe sbagliato fare di tutta l’erba un fascio. Del resto il suo museo, tra i più importanti al mondo, vive anche grazie ai finanziamenti dei privati dall’estero e se la sua dirigenza non avesse un buon nome e una buona reputazione difficilmente potrebbe avvantaggiarsi di tale beneficio. Il rischio esiste, dunque, ma fasciarsi la testa prima di cadere può essere un’arma a doppio taglio, perché potrebbe allontanare dal mondo delle cultura personalità di alto profilo che meritano assolutamente di farne parte.


