Colosseo, la sfida tra Bray e i sindacati

Roma

«Chiuso per assemblea, ci scusiamo per il disagio» queste le ragioni che hanno motivato la chiusura dei cancelli del Colosseo dalle 8 alle 12 di ieri. I lavoratori della Soprintendenza archeologica di Roma protestano per le sofferenze del settore rivendicando più investimenti e assunzioni, come si legge oggi anche su Repubblica. Basti pensare che sono solo 30 i dipendenti del complesso archeologico a fronte di un flusso giornaliero di circa 14mila visitatori. Per Rossella Rea, direttore dell’anfiteatro, si tratta di numeri inaccettabili, una sproporzione non decorosa per uno dei monumenti più emblematici della cultura romana. Intervengono anche i sindacati, che denunciano una situazione che si sta facendo critica, soprattutto se si considera che una protesta simile è simbolo di una realtà molto più ampia che riguarda i musei e le aree archeologiche d’Italia durante il periodo festivo. Bisogna evitare che i monumenti restino chiusi per mancanza di personale, le scuse ai visitatori non bastano ed è per questo che il ministro dei Beni culturali Massimo Bray ha convocato le sigle sindacali per discutere il problema. E chissà che non torni nuovamente attuale la proposta avanzata dal sottosegretario del Mibac Ilaria Borletti Buitoni, che suggeriva l’affiancamento dei volontari per garantire i servizi museali. Troppo audace? Poco funzionale? Forse, ma sicuramente è una ipotesi da prendere in considerazione.

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