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L’Aida diventa avanguardia

Il festival Centenario della fondazione Arena di Verona inaugura la stagione lirica con Aida e il nuovo allestimento firmato dal team artistico La Fura dels Baus. Grazie alla passione e vera professionalità del direttore artistico della fondazione, il maestro Paolo Gavazzeni, la realtà classica della città scaligera, famosa in tutto il mondo, acquisisce forza creativa abbracciando scelte attuali e avveniristiche, senza lasciare la tradizione verso un domani di chiaro concetto contemporaneo. Con le spettacolari tecnologie scenotecniche, la regia è di Carlus Padrissa e Àlex Ollé, la coreografia di Valentina Carrasco, le scene di Roland Olbeter, i costumi di Chu Uroz e il lighting design dell’areniano Paolo Mazzon.

Per il gruppo catalano è un doppio debutto, da un lato prima volta a toccare il palcoscenico dell’anfiteatro veronese, dall’altro prima rappresentazione dell’opera verdiana. «Aida – chiarisce il portavoce del team – ci appare come un amalgama tra l’attrazione per l’antico Egitto, dalle enigmatiche piramidi, e il fascino dell’illimitata forza del progresso. Quanto si intravede dietro la musica di Aida è, senza dubbio, lo spirito grandioso del canale di Suez, un’opera di enorme trascendenza per la navigazione, autentica prodezza dell’ingegneria del tempo. Il nostro obiettivo è raggiungere una sintesi corretta tra la cultura, la spettacolarità e l’avanguardia. Infatti, parte della nostra messinscena, trova ispirazione nell’estetica egizia e ne reinterpreta le forme con materiali ultramoderni». Espressione dello stile che da sempre ha caratterizzato le produzioni del collettivo La Fura dels Baus, è la creazione di un momento di grande efficacia poetica, dominato, in questo caso, dalla metafora della luce legata al dio Ra che culmina con la costruzione in scena, durante il trionfo, di una centrale di energia solare, il bottino di guerra di Radamès. L’idea viene dalla lega di oro e argento, conosciuta come electrum, che nell’antichità pare ricoprisse la cuspide delle piramidi per farle brillare fino a chilometri di distanza.

Oggi, l’electrum, diventa una vera e propria centrale solare decisa a proiettare la messa in scena guardando al futuro. Un gioco di luci, ombre, e riflessi nato utilizzando materiali del domani sintetizzando, attraverso metafore solari, l’unione tra religione e scienza, verso un universo strutturato intorno a una concezione futurista. Questo trasporto per la spettacolarità arricchisce l’opera di un prologo di 15 minuti, accompagnato solo dal rumore del forte sibilo del vento. In scena una spedizione europea la quale, durante gli scavi, trova un’enorme scultura e spedisce i tesori archeologici a un museo occidentale. E come in un flashback siamo riportati nella vicenda di Aida e Radamès.

La Fura dels Baus è fondata a Barcellona nel 1979, da Marcel·lí Antúnez Roca, Quico Palomar, Carles Padrissa e Pere Tantinya si definisce come un gruppo di teatro urbano dedito alla ricerca di spazzi scenici distinti da quelli tradizionali. La base dei loro lavori è composta da una gamma di tecniche che includono musica, movimento, utilizzo di materiali naturali e industriali, applicazione di nuove tecnologie e talvolta con il coinvolgimento diretto degli spettatori, il tutto dominato da una creazione collettiva, in cui l’attore e l’autore sono un’unica entità. Nel corso degli anni novanta, la compagnia estende i suoi progetti artistici al teatro testuale, digitale e alla realizzazione di grandi eventi. Sviluppano progetti attraverso internet, come Work in progress 97, spettacolo nel quale si univano scene svolte simultaneamente in diverse città. Presenti anche nel cinema con la pellicola Faust 5.0, toccano persino il mondo della discografia come gruppo rock. Con Atlantide di Manuel de Falla e Il martirio di San Sebastiano di Claude Debussy la compagnia entra nel mondo dell’opera. Di seguito La dannazione di Faust di Hector Berlioz per il festival di Salisburgo nel 1999 e qualche anno dopo, nel 2005, Al-Mariyat Bayyanna, la cerimonia di apertura dei XV giochi del Mediterraneo di Almeria. L’anno seguente in Italia, Metamorfosis, una pièce tratta dall’omonima opera di Franz Kafka. Per la stagione 2007 vincono il premio Franco Abbiati della critica musicale italiana. Nello stesso anno sono presenti al festival del Maggio musicale fiorentino impegnati nell’allestimento di Der Ring des Nibelungen di Richard Wagner.

Fino all’otto settembre; arena di Verona; info: www.arena.it

Commenti

  • alberto maria Giudici

    peccato che la regia della fura fosse stata decisa già un anno prima dell’arrivo di Gavazzeni alla direzione dell’arena…dunque non ha alcun merito il maestro in questione.