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Hong Kong Basel

Sono giusto duemilatredici gallerie quelle che hanno popolano la fiera di Hong Kong Basel. La manifestazione, conclusasi da poco nella città cinese, ha smosso una calca di persone impressionante, 60mila per essere precisi, dove a comuni cittadini si mischiavano, ma neanche tanto dato l’esistenza di una vip room, star dello spettacolo e della moda come Kate Moss. E poi gli stessi artisti, tremila circa, che hanno sfruttato la fiera come un’ottima vetrina. La manifestazione conferma l’influenza del mercato asiatico sull’arte contemporanea, dove gli occhi a mandorla sono pronti a sfidare anche mostri sacri dell’art system come Jeff Koons o Damien Hirst e aggiungendo a quella dei collezionisti la nuova faccia d’artisti. Considerata fino a pochi anni fa un deserto, la scena asiatica si è presenta in tutto il suo potere, esplicito nell’alzamento medio dei prezzi made in china e forte della benedizione di gallerie occidentali come Gagosian, White Cube, Ben Brown che partecipano alla fiera. Anche noi italiani non ci tiriamo indietro e puntiamo la bandiera sul nuovo territorio con nove gallerie.

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