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Un non-luogo mentale

La tenuta dello Scompiglio, complesso di origine seicentesca, sorge a Vorno, in provincia di Lucca. Si divide fra zone dedicate all’attività agricola e spazi dedicati alle attività culturali: teatro, sale espositive, sale prove, residenze per artisti. Il primo casolare che si incontra è adibito a osteria, la Cucina dello scompiglio, che si serve dei prodotti della tenuta e di produttori locali. Il restauro del luogo è iniziato nel 2003 e dal punto di vista energetico si avvale del principio della sostenibilità ambientale utilizzando materiali eco-compatibili per produrre energia rinnovabile. L’associazione culturale dello Scompiglio, che si colloca nel progetto di riqualificazione della zona, organizza residenze per artisti, mostre, workshop, laboratori, corsi, spettacoli, concerti, teatro per ragazzi, installazioni, percorsi all’esterno.

Alla Tenuta si svolge la mostra Estados indefinidos para una existencia dell’artista di Córdoba Pablo Rubio, a cura di Antonio Arévalo. Percorrendo in discesa le scale dell’edificio espositivo, lo Spe, sulla sinistra si incontra una tenda da attraversare. Una volta entrati ci si immerge in uno spazio di circa seicento metri quadri per circa sette metri di altezza: l’oscurità è rischiarata solamente da piccole lampade posizionate in vari punti all’interno della grande installazione dell’artista, e il silenzio regna. Cumuli di fogli sparsi e libri neri, tavoli su cui sono appoggiati ancora i fogli e i libri, forbici, chiodi, sedie, fili scuri che collegano tutti gli elementi, creano uno spaesamento visivo che porta con sé un cortocircuito emozionale. Gli oggetti sono interiorizzati come se ci si addentrasse in un cimitero della memoria: la loro origine è stratificata nel tempo, sono ispirati e tratti dall’antica casa studio dove Rubio vive, a Córdoba. Ogni parte della suggestiva installazione ricorda ciò che l’artista ha trovato nella casa quando vi è andato ad abitare. I fogli sono riproduzioni di disegni e scritti lasciati nel tempo dalle persone che lì hanno vissuto; le forbici, i chiodi, un posacenere sono tutti parte dell’abitazione. I libri neri sono stati realizzati con cenere, pigmenti e cera d’api che l’artista ha applicato su superfici vergini lasciandole esposte al sole estivo spagnolo fino a farle bruciare: sono la testimonianza della terra d’origine di Rubio. I fili neri riportano ai fili di una tenda situata all’esterno della casa che serviva a riparare dal sole i bambini di una vecchia scuola che lì si teneva: rappresentano, secondo il pensiero dell’artista, le radici della memoria, come le radici del grande albero di limone che lì sorge, che oramai sono arrivate fino all’edificio abitativo.

Le sedie invece sono state comprate in un mercatino di Lucca, anche se molto simili a quelle originarie, per un motivo ben preciso: creare un collegamento con la terra che accoglie l’opera. Così i tavoli sono per metà andalusi e per metà realizzati a Lucca. La grande porta che si trova alla fine della sala, per metà andalusa, per metà toscana, simboleggia la soglia delle memorie, dei ricordi, ma anche l’incertezza del futuro che ci attende e la caducità del presente, è il collegamento fra passato, futuro e contemporaneità, è una porta verso l’indefinito. In contrappunto visivo rispetto alla porta, uno specchio antico proveniente da Cordoba crea un trait d’union fra tutti gli elementi installativi: «come un pendolo che attraversa l’opera», dice l’artista. Un gigantesco autoritratto di Rubio stesso guarda tutta l’installazione a simboleggiare un pensiero vivo verso ciò che è stato, la sua testimonianza del passato. Antonio Arévalo definisce il lavoro: «Un lavoro intimista che mira a costruire uno spazio sacro, individuale e collettivo, un non-luogo mentale e simbolico, che ha bisogno di sguardi che lo abitino, lo occupino fino a farlo riapparire, una sorta di palinsesto (da pálin psestòs, ‘raschiato di nuovo’, riferito all’uso di raschiare via le vecchie scritture dai papiri prima di riutilizzarli), che rivive attraverso tracce e brandelli di memoria». Durante la giornata di inaugurazione della mostra si sono svolte tre performance che compongono la Trilogia dell’assenza: Tesorino, perché hai perso?, Riflessi in bianco e nero, Kind of blue, un progetto a cura di Cecilia Bertoni sulle tematiche della perdita, della memoria e del ricordo.

Fino 28 luglio; Tenuta dello scompiglio, via Vorno 67, Lucca; info: www.delloscompiglio.org

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