UNPÒPORNO

Benedetta nudità

Sono fotografie, ma a prima vista potrebbero sembrare dei dipinti dal sapore classico, con sacre madonne rappresentate in salsa pop. O, ancora meglio, non sarebbe difficile scambiare queste immagini per i cartelloni pubblicitari delle più modaiole griffe in circolazione. L’occhio viene catturato dagli sfondi colorati, ammaliato dalle forme candide e voluttuose della modella-artista, accecato da un centrifugato di elementi potenti, che creano un mix esteticamente irresistibile.

Gli scatti di Mirta Kokalj rappresentano tutto questo e molto di più. Nata in Slovenia nel 1983, oggi l’artista vive e lavora a Milano, dove ha frequentato l’Istituto italiano di fotografia. La sua ricerca si concentra nel ritratto e, in particolare, nell’autoritratto. Modella di se stessa, Mirta Kokalj esprime nella fotografia tutto il suo mondo interiore, esteriorizzando emozioni proprie della sua vita, oltre che il significato profondo dell’essere donna. Le sue immagini diventano così una sorta di diario segreto, un mezzo di auto-psicanalisi che riflette paure e ansie di un mondo a tinte rosa shocking: «L’idea per i miei scatti – racconta l’artista – arriva sempre da uno stato d’animo causato da un’irritazione, che mi spinge ad esprimermi anche attraverso le fotografie. Prima elaboro e chiarisco i miei pensieri, poi faccio qualche schizzo e successivamente dò il via alla ricerca di oggetti, teli e vestiti. L’autoscatto non è una scelta, ma una necessità. È un canale per sfogare le emozioni, riflettere sui vari ruoli, sperimentare i limiti ma anche documentare. Ogni mio shooting è come una danza in silenzio con me stessa, che mi trasporta in un nuovo mondo dove cerco di elaborare esperienze e pensieri con occhi nuovi, spesso critici ed ironici».

E, in effetti, la forte vena ironica dell’artista è il fulcro fondante di queste opere vivaci ed esplosive. Scatti colorati e fantasiosi, concepiti con una verve tutta teatrale dove la maschera dell’artista, creata attraverso abiti, suppellettili e sfondi assolutamente predominanti, diviene un mezzo per esprimere qualcosa di più profondo e personale. La consapevolezza di una fascino e di una sensualità tutta femminile, invece, si staglia su ogni particolare precedentemente costruito, grazie all’espressività del corpo dell’artista che, attraverso una nudità più o meno accentuata, si presta ad assumere ruoli diversi, caratterizzanti ognuno un modo d’essere, un’idea e uno stato d’animo. Il tutto condito da una sottile, ma immancabile, vena erotica: «La sessualità fa parte di noi, inutile reprimerla – ha spiegato l’artista – Quando scatto non ho filtri, faccio quello che mi sento senza pensare al dopo. Non esiste niente di più puro ed espressivo di un corpo nudo. Poi, messo in un contesto e in posizione, può anche diventare erotico». Questa idea è percepibile soprattutto nell’esplosivo progetto Saints dove l’artista riproduce le più variegate tipologie di madonne e santi moderni, mescolando abilmente – ed in un modo estremamente delicato ed elegante – sacro e profano, arte classica ed arte pop, erotismo ed un profondo senso di turbamento.

Un mondo estremamente variegato, dunque, che nasconde trame psicologiche profonde ed intriganti. Tutto celato da immagini gradevoli, divertenti ed esteticamente potenti. Quella di Mirta Kokalj è la scoppiettante realtà delle trentenni moderne e della loro intimità variegata e controversa, ma che resta sempre, indiscutibilmente, fonte di suggestione e di fascino.

fino al 15 giugno

VisionQuesT gallery, Piazza Invrea 4R, Genova

info: www.mirtakokalj.com

Commenti

  • Liborio Palmeri

    Più che ironiche queste opere le trovo semplicemente banali