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La fisica dell’opera

«Nella fisica classica per energia s’intende la capacità di un corpo o di un sistema di compiere un lavoro. Essa genera numerose trasformazioni soggette a variazioni stabilite in base a differenti elementi attraverso i quali è possibile ottenere molteplici esiti formali». Premessa d’obbligo, quella del curatore Gino Pisapia, che spiega come proprio «da questi presupposti e dalla continua voglia di sperimentare nuove soluzioni nasce e si sviluppa il lavoro di Elia Cantori». L’artista marchigiano, classe 1984, è protagonista della personale E=mc² accolta dallo spazio Lumi project a Roma.

Di certo tra le più conosciute e affascinanti formule della storia elaborata da Albert Einstein tra il 1905 e il 1913 per spiegare la teoria della relatività, E=mc² muta in sintesi di forma e contenuto nella narrazione visiva e processuale dell’anconetano Cantori, nelle cui opere “l’energia diviene il principio che plasma, regola, misura e rappresenta”, scrive Pisapia nel testo critico che accompagna la mostra aperta fino al 24 maggio. La rassegna presenta al pubblico (“che in qualche modo è invitato a misurare la dinamicità temporale dell’opera e della processualità che l’ha conseguita attraverso l’impennarsi plastico della forma”, prosegue il curatore) un corpus di lavori, molti dei quali inediti, che illustrano i differenti processi di trasformazione della materia attraverso la formalizzazione dell’energia espressa mediante fotografia e scultura.

Forti di una cronologia ben definita, che dal 2009 (vedi la serie Untitled, black explosion, costituita da un gruppo di immagini in bianco e nero realizzate in camera oscura mediante il contatto diretto di esplosivi con la carta fotosensibile che ne registra l’energia) approda al 2012, le opere in mostra consegnano alla visione il risultato delle azioni e reazioni prodotte dall’energia elettromagnetica (luce), termica (calore) e cinetica (movimento). Processi in virtù dei quali “la superficie bidimensionale o tridimensionale dell’opera diventa il supporto elastico che respinge verso lo spazio contemplativo dello spettatore ogni soluzione formale”, chiosa Pisapia.

Fino al 24 maggio; Lumi project, via di Montoro 8, Roma; info: www.lumiproject.com

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