Sacralitars

Deposizione come resurrezione

Deposizione, un lavoro di Lawrence Carroll è presentato nella storica chiesa di San Fedele di Milano per il periodo di Quaresima. L’opera è costituita da due box in plexiglas, legno e tela e vuole offrire alcuni spunti di riflessione e di meditazione. Lawrence Carroll, artista australiano che da tempo vive e opera in California e a Venezia, s’immerge nelle periferie delle realtà urbane per coglierle in tutte le loro drammatiche contraddizioni di violenza, miseria e indigenza. Condizioni tragicamente consuete in molte città americane ed europee.

La riflessione di Carroll assume come punto di partenza il dramma dell’esistenza umana colta nei ghetti popolati di emarginati, di diseredati, di esclusi. L’artista raccoglie materiali abbandonati lungo le strade, per poi assemblarli in modo approssimativo, ricoprendoli in seguito con tele dipinte dai colori smunti, pallidi, giallastri e fissate con graffe di metallo al telaio. La poetica di Carroll si fonda dunque sul riutilizzo di materiali. Raccogliere materiali già utilizzati e abbandonati per poi manipolarli attraverso l’atto poietico della creazione artistica, significa farli rinascere, dar loro nuova vita sottraendoli all’oblio, alla corruzione della materia, all’inevitabilità della morte. Significa guardare con fiducia le cose che ci circondano perché si aprano al futuro. È un atto di gratuità. Ciò che appare inutile, tragicamente votato alla decomposizione, un rifiuto, uno scarto – sembra mostrare Carroll – può essere trasformato, riportato a nuova vita, acquisire nuova dignità. L’oggetto può risorgere, rinascere, grazie a un gesto dell’artista. Può diventare testimone di un’inaspettata apertura alla vita. Un oggetto, sottratto al proprio mondo e re-intepretato, si fa simbolo dell’attesa di riscatto di tutti coloro che attendono una rinascita concreta, reale, in questo mondo. Un’attesa di redenzione, di resurrezione. Il modo stesso con il quale l’artista elabora le proprie opere rimanda a un passaggio dalla morte alla vita, a un attraversare un’oscurità che si fa attesa di una nuova luce che possa dare senso alle cose. Come il passaggio che si compie attraverso la croce, trionfo della vita sulla morte, della luce sulle tenebre.

L’installazione del San Fedele si incentra su due teli racchiusi in box di forma rettangolare, quasi evocassero due sepolcri, dei quali riusciamo tuttavia a scorgere l’interno. Attraverso il plexiglas, riconosciamo infatti i teli ripiegati. Si presentano come lini, che sembrano riemergere da un tempo lontano, per presentarsi nell’oggi della vita. Come reliquie di venerazione, si offrono al nostro sguardo. “Sacri lini”. Più che concentrarsi su di una descrizione narrativa, Carroll si sofferma sul materiale, sulla sua potenza evocativa ed espressiva. Certo l’opera non mette in scena alcun racconto. Tuttavia, l’installazione sembra concentrarsi su quanto di più profondo è inscritto nella vita dell’uomo e nella sua speranza di vita. Il passaggio dalla morte alla risurrezione è suggerito attraverso semplici teli, che sembrano avere accolto e custodito un corpo già risorto. Come preghiera silenziosa, l’opera di Carroll si interroga sul mistero. E il mistero è Cristo, il cui sacrificio d’amore si prolunga nel riscatto delle sofferenze di ogni uomo, inscrivendo le sue tracce in un semplice lino, come memoria del passaggio della sua presenza. Perché in lui, ciascuno di noi viva la fiducia di un destino di resurrezione.

L’opera sarà visibile fino al 31 marzo, giorno di Pasqua, e sarà commentata durante il concerto dei Responsori del venerdì santo, domenica 24 marzo, alle 17. Piazza San Fedele 4, Milano, da lunedì a venerdì 7.30-16.30, sabato e domenica per le celebrazioni. Info: 0286352233; www.sanfedele.net.

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