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Liebeskind: Basta progettare per il potere

È sempre stato un problema dell’architettura (e dell’arte in generale a dirla tutta) quello di lavorare per il popolo o per il potere. L’argomento di temps en temps ritorna a galla e crea polemiche un po’ ovunque. A rivangare la questione questa volta è stato l’archistar Daniel Liebeskind che su Architet’s journal lancia un j’accuse contro i suoi colleghi architetti asserviti al potere. In principio l’articolo era generico e non faceva nomi ma notava come l’architettura contemporanea, pur di prendere grandi somme di denaro, mette da parte la sua etica e si piega al favore del committente di turno. Successivamente, sotto richiesta di molti lettori della rivista, Liebeskind tira fuori i suoi accusati, nell’ordine: Rem Koolhaas per China central television, Massimiliano Fuksas per l’aereoporto di Shenzen e Vittorio Gregotti per la new town di Jiangwan. I nostri architetti non aspettano un attimo e rispondo al fuoco accusando lo stesso Liebskind per le stesse questioni per le quali sono stati accusati loro. Insomma rigirano la frittata e scrivono “È molto meglio lavorare con l’emiro di Abu Dhabi – questo Fuksas – e sperimentare un modello di città sostenibile che impegnarsi in Citylife, che è la peggiore speculazione immobiliare italiana da Craxi in poi”. Come dargli torno. Il problema è rimasto insoluto e la polemica è ancora aperta.

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