Finalmente è stato completato il restauro del vaso di Warka. La squadra che lavorava la progetto era tutta italiana, sotto la direzione di Carlo Usai e Alessandro Bianchi. È motivo di orgoglio per il Belpaese che in questo campo ha una lunga tradizione di tecnica ed efficacia. Il reperto archeologico era stato trovato distrutto nel 1934 nella città di Warka in Iraq. Il vaso è datato al trentesimo secolo avanti Cristo ed è il primo documento di una rappresentazione figurativa e narrativa insieme. Sull’oggetto sono infatti scolpite scene con animale, piante e cortei di uomini e donne che mostrano come l’uomo all’alba della civiltà vedesse il mondo. «Un pezzo straordinario – dice Bianchi – un capolavoro assoluto non solo dell’arte mesopotanica perché appartiene all’intera umanità». Ora il reperto è ospitato dal museo di Bagdad.


