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Rebus di Monica Marioni

Dal mito classico ai maestri italiani (Michelangelo, Piero della Francesca) ai grandi autori del Novecento (Modigliani, Schiele, ma anche Pollock). Il mondo di Monica Marioni, protagonista al Chiostro del Bramante con la personale Rebus, a cura di Ivan Quaroni (nelle foto con l’artista), si costruisce a partite da importanti citazioni. Imprescindibile il richiamo all’arte del passato per la costruzione di un’atmosfera creativa che sa diventare personale, intima e contemporanea, coinvolgendo emotivamente l’osservatore. Sempre incentrata sulla ricerca e continua riscoperta del se. «In ogni opera c’è il cento per cento di me stessa», afferma la Marioni. Questo processo, prima di tutto incentrato sulla parte più profonda dell’animo umano, ha attraversato varie fasi, dai quadri digitali alle opere materiche. Le prime, dal forte impatto espressivo, tradiscono un’algida meccanicità: «Era diventata quasi un’ossessione quella di poter raggiungere la perfezione, era un lavoro maniacale, concentrato su ogni pixel, con queste opere, invece, cerco di trasmettere la nostra parte meno razionale, più imperfetta, ma maggiormente spontanea», rivela l’artista. «Rebus è sviluppato come un racconto. Quello di un abbandono, della fine di un amore con la sofferenza che questo comporta. Catapultata in un pozzo, la protagonista riemerge e trova la luce, che non è un nuovo amore, ma la presa di coscienza della propria forza e di se stessa». La nuova produzione, immagini surreali di cui ognuno può appropriarsi e stravolgere con sempre nuove interpretazioni, partono dall’immaginario collettivo, dalla miriade di spunti iconografici disseminati sulla rete. «Per la prima volta, con Rebus – spiega il curatore – la Marioni prende esplicitamente le mosse dall’immaginario collettivo, saccheggiando quel gigantesco serbatoio iconografico che è internet. Ispirandosi alle centinaia d’immagini del web e interiorizzando i segni di maestri riconosciuti e autori ignoti, l’artista compie un’operazione concettuale, intesa a innescare nell’osservatore un senso di “familiarità” con le opere». Posti di fronte alle opere, si coglie subito qualcosa che appartiene a ciascuno di noi, un segno rassicurante perché riconoscibile che fa spaziare la fantasia alla ricerca di immagini suggerite, evocate, ma mai imposte. Inoltre, confermando la sua passione per le citazioni, l’artista ha fatto ristampare su carta identica all’originale alcuni numeri del periodico Corrente per poi riutilizzarli come supporto su cui dipingere, diventando le sue nuove tele: così esaltano i soggetti senza tempo, svelando all’osservatore più attento il dialogo intimo con le parole o le frasi che l’artista sceglie come scenografia della sua rappresentazione pittorica. «Mi sono concentrata sulla ricerca di un segno che fosse mio, lasciando poi all’osservatore la libertà di definire il proprio paesaggio». (Maria Luisa Prete)

Dal 18 gennaio al 16 febbraio

Chiostro del Bramante, Arco della Pace 5, Roma

Info: www.chiostrodelbramante.it

Foto di Manuela Giusto

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