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Scripta volant

Come nasce il titolo della mostra, Scripta volant? «È stata una mia idea, approvata all’unanimità. Ci piaceva un nome che richiamasse a fondo entrambi i lavori». A parlare è Maria Arcidiacono, curatrice insieme a Lori Adragna della doppia personale allestita fino al 29 gennaio nella suggestiva Bibliothè contemporary art gallery di Roma. Protagonisti di Scripta volant – un appuntamento del ciclo espositivo Ginnosofisti, denudati fino all’essenza organizzato da Bibliothé Bhaktivedanta con la commissione cultura di Roma capitale – sono Claudia Quintieri e Fiorenzo Zaffina. Un invito alla meditazione e a un rapporto diretto con la natura è quello di Quintieri, autrice del video Trascendenza senza appigli. «Il concetto di trascendenza attraverso la natura rimane attuale. La trascendenza come aspirazione universale diviene iter riflessivo, ma ciò avviene in modo graduale. Predisposizione e concentrazione sono due approcci fondamentali», spiega l’artista. Per poi concentrarsi sul suo clip: «Nel video i colori prevalenti in natura sono presentati ritmicamente alternati ai loro nomi trascritti usando caratteri sanscriti, la lingua dei ginnosofisti, e greci, la lingua attraverso cui l’occidente è entrato in contatto con loro». E per quanto riguarda l’aspetto musicale? «Trascendenza senza appigli presenta un loop ipnotico con uno sfondo di colori astratti, accompagnato dal suono di differenti strumenti, uno per ogni colore, che intonano il La. È il momento dell’accordatura, è un suono universale. Magnifico», replica l’artista.

Da parte sua Fiorenzo Zaffina interviene sui muri a colpi di piccone oppure col martello pneumatico. «Per metterne a nudo l’anima, scoprirne l’essenza, tirarne fuori la storia», spiega. E aggiunge: «Voglio far emergere tutto ciò che il muro dello spazio di via Celsa ha “vissuto”. Superare la superficie materica attraverso una ricerca interiore». Dunque le pareti di un edificio, come gradualmente si sono formate nel tempo – nutrendosi di esso – tendono a bloccare il tempo, chiudendolo nel contorno di una forma. Zaffina ne rileva le profondità evidenziandole con colori fluorescenti. Alla potenza primordiale dello scavo, sul materiale duttile, si aggiunge quella culturale del segno, in rimando al video. «In questa doppia personale siamo due artisti che ripercorrono delle storie. Dalla scrittura al colore», conclude Zaffina.

fino al 29 gennaio

Bibliothè contemporary art gallery, via Celsa 4, Roma

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