Uomo (nudo) è bello

Mettere in mostra la nudità, ormai, non è di certo una trasgressione. Ma decidere di organizzare un’intera esposizione sul nudo maschile significa rivoluzionare un vero e proprio stereotipo che vuole che sia la donna quella a dover mostrare allo spettatore le generose forme che la natura gli ha fornito. E invece, nella storia dell’arte, il nudo maschile è stato indagato spesso. Artisti di tutte le epoche si sono cimentati nella rivisitazione della tematica, riflettendo i tabù, le convinzioni e gli stereotipi dell’epoca in cui vivevano attraverso la proposizione di modelli differenti di uomo svestito.

Questa è la tematica della chiacchierata mostra viennese Naked men, ospitata all’interno del Leopold museum e curata da Tobias Natter ed Elisabeth Leopold. Un’esposizione ricca e corposa, che indaga la nudità maschile dal tardo diciottesimo secolo a oggi, attraverso un corpus di 300 opere di 100 artisti, uomini e donne, provenienti dall’Europa e dagli Usa. L’obiettivo dei due curatori è quello di mostrare chiaramente il differente approccio artistico, i modelli concorrenti di mascolinità, la trasformazione delle idee sul corpo, sulla bellezza e i valori, la dimensione politica dello stesso e la rottura delle convenzioni. Convenzioni antiche, statiche, incentrate sulla mascolinità e su un nudo scultoreo e perfetto, etereo. Stereotipi che nel tempo sono stati sorprendentemente revisionati, destabilizzati e modernizzati.

Basterà, infatti, trovarsi a passeggiare al di fuori del Leopold museum per poter vedere la grande e controversa scultura calpestabile di Ilse Haider intitolata Mr. Big, le cui dimensioni non possono di certo passare inosservate. Una scelta irriverente, che ha spiegato il direttore del Leopold, Peter Weinhäupl, affermando l’importanza di portare l’arte fuori dalle mura degli spazi espositivi: «È un importante segnale verso l’esterno. Collocare in modo mirato l’arte negli spazi pubblici conferisce vivacità a questo complesso di musei d’arte, e ciò è l’imperativo per mantenere un livello di qualità elevato. Abbiamo esteso i ringraziamenti alla gestione del MuseumsQuartier – il quartiere di Vienna che raccoglie i maggiori musei della città, ndr – per il supporto nella realizzazione di questo progetto». La mostra ha scatenato attorno a sé polemiche e curiosità, forse proprio perché, come afferma Elizabeth Leopold, «nel corso degli ultimi anni i ritratti di nudo maschile sono rimasti invisibili al pubblico» e dunque questa mostra stravolge la routine espositiva, nonostante metta in scena pregevoli opere di qualche secolo fa. Non inventa nulla, mostra ciò che da tempo era stato dimenticato, quando l’attenzione è stata virata sul nudo di donna.

Come afferma Tobias Natter: «Questa esibizione è il nostro modo di reagire al fatto che le categorie precedentemente stabilite, come la mascolinità, il corpo e la nudità, oggi sono divenute instabili per una vasta parte della società». La mostra si snoda tra l’era classica, il secolo dei lumi, il modernismo classico e l’arte post-1945. Comprende opere di artisti del calibro di Albrecht Dürer, Peter Paul Rubens, Johann Heinrich Füssli, Antonio Canova, Jean-Auguste Dominique Ingres, Gustav Klimt, Edvard Munch, Egon Schiele, Francis Bacon, Andy Warhol, Robert Mapplethorpe, Keith Haring e molti altri. Un viaggio che parte dal diciottesimo secolo, in Francia, dove l’emancipazione della classe borghese consentì una vera e propria rinegoziazione del concetto di mascolinità, nel suo significato più recondito ma anche nell’estetica stessa de termine. Si passa poi nel periodo del modernismo classico, nel tardo diciannovesimo secolo, quando gli uomini venivano sorpresi durante gli abituali bagni all’aperto tanto cari a Paul Cézanne, per approdare a Egon Schiele e all’incredibile spostamento dell’attenzione del pittore a sé stesso, interpretando così le prime, avanguardistiche forme di autoritratto nudo, rompendo un tabù mai profanato in precedenza.

Dopo il 1945 l’arte si trova a ritrarre gli umori mutevoli della società. I toni diventano caldi, tingendosi delle battaglie delle femministe (che si rifletteranno nelle opere di Maria Lassnig e Louise Bourgeois, ad esempio), nella cornice del dibattito di genere, dell’emancipazione omosessuale, della crisi del concetto di virilità. Se Paul Valery affermava che il nudo talvolta era simbolo del bello e talaltra dell’osceno, nella mostra Naked men il concetto esplode in un insieme infinito di significazioni, che si aprono a ventaglio su un arco temporale ampio, sapientemente coperto, in una retrospettiva che ha il sapore della provocazione, ma anche della scoperta di un mondo, di un genere, che l’arte, nei secoli, non ha mai messo da parte.

fino al 28 gennaio

Leopold museum, museum plaz 1, Vienna

info: www.leopoldmuseum.org

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