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Pentamorfosi, ultimo episodio

La rassegna Pentamorfosi, a cura di Simone Schiavetta e organizzata da Takeawaygallery, è arrivata al suo ultimo appuntamento. Cinque artisti, nel corso dell’autunno, hanno esposto una sola opera, per due settimane, all’interno dello spazio Opera unica a via della Reginella a Roma. Claudio Assandri, Roberto Ferri, Piera Scognamiglio, Francesco Bottai e Davide Dall’Osso, sono stati i protagonisti, ognuno presentato da un critico diverso. Tutti questi artisti utilizzano varie tecniche all’interno dei linguaggi della scultura e della pittura, con stili e tipi di rappresentatività differenti, ma uniti da un gusto per il figurativo, dalla rilevanza iconica nella mediazione fra opera e comunicazione, dal senso per l’immaginazione.

Tutti si sono mossi nel territorio della contemporaneità ma tenendo ben presente il passato su cui si è affinato il loro gusto. Sono equilibristi della composizione, agiscono nel contesto del contenuto sensibile che porta all’armonia, esprimono un’estetica misurata e bilanciata. La loro diversità fa sì che sia dato un punto di vista sul panorama dell’arte che si catalizza su coordinate di rappresentazione figurativa oggi. Claudio Assandri ha presentato Lava, una scultura in pietra lavica da cui fuoriuscivano delle fiamme vere: qui la statua classica si è confrontata con la volontà di disequilibrio dovuto al fuoco che brucia, Claudio Strinati commenta nel testo critico: «Le due anime ci sono veramente in lui: un estro libero e bizzarro e una regolarità maestosa». Roberto Ferri ha esposto un dipinto: un uomo di spalle la cui posizione ricorda i nudi michelangioleschi ma la luce che lo colpisce è caravaggesca; il grande studio del passato si è misurato con la contemporaneità nella rielaborazione personale e nella trama nera che si percepisce in un angolo a evocare la congiunzione di epoche. Vittorio Sgarbi scrive di lui: «Eccoci qui, davanti a quadri antichi sorprendentemente moderni; apparentemente accademici, ma trasgressivi».

Piera Scognamiglio ha ingabbiato il corpo di una donna in una posa innaturale che affascina un uomo apparentemente solo immaginato con uno stile che ricorda quello espressionista. Si legge nel testo di Maria Arcidiacono: «Silence è un lavoro meno recente, interessantissimo per capire come le tematiche legate all’incontro e ai conflitti dell’eros siano stati modulati inizialmente dall’artista attraverso un linguaggio squisitamente pittorico». Galileo di Arcetri di Francesco Bottai è una scultura che porta alla riflessione sull’uomo e sulla scienza come veicoli di cui spesso il potere si serve; a questo proposito Maurizio Scaparro dice: «L’uomo Galileo di Bottai è soprattutto e soltanto l’uomo con il cannocchiale, messo quasi inconsapevolmente a unire due punti fondamentali del Galileo di Brecht, l’arte e la scienza e l’uso che il potere cerca di esercitare, non sempre correttamente, sull’uomo e la macchina». Davide Dall’Osso ha creato una scultura rappresentante il vestito di una ballerina dal sapore romantico: questo vestito si percepisce come elemento sempre vivo nel nostro immaginario, elemento che conduce a sogni infantili, a metafore di una libertà emotiva. Riguardo alla tecnica utilizzata dall’artista Viana Conti commenta: «Mentre nei suoi primi anni di ricerca la materia era finalizzata alla parte finale dell’espressione della ricerca stessa, oggi i materiali plastici che utilizza nella fusione, sono lo stimolo principale della sua realizzazione».

fino al 22 gennaio 2013

Galleria opera unica, via della Reginella 26, Roma.

info: www.operaunica.eu

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