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La dinastia Brueghel

Dopo il successo dell’esposizione dedicata a Mirò, continua la collaborazione tra il Chiostro del Bramante e il gruppo Arthemisia con Brueghel, meraviglie dell’arte fiamminga, a cura di Sergio Gaddi e Doron J. Lurie, terza tappa di una mostra presentata a Tel Aviv, poi a Como e che arriva nella capitale – a detta del curatore – notevolmente rinnovata. Per la prima volta a Roma oltre 100 opere provenienti da grandi musei e prestigiose collezioni private, all’appello per ora manca solo il capolavoro di Hieronymus Bosch, I sette peccati capitali, ancora a Lille, ma atteso al Chiostro del Bramante per la prima metà di gennaio. Ed è appunto dai primi passi di Pieter Brueghel e dal rapporto con Bosch prende il via il percorso espositivo che cerca di dar conto del talento e dell’influenza di una famiglia che ha monopolizzato l’arte fiamminga per quasi due secoli, attraverso quattro generazioni. «Quella dei Brueghel è una genialità condivisa e trasmessa fino alle soglie del Settecento – dice Gaddi – e caratterizzata, fin dall’inizio, da un Rinascimento che, a differenza di quello italiano, si concentra sulla natura, sul dettaglio, mentre l’uomo diventa soggetto marginale. Ciò che maggiormente distingue i Brueghel – continua il curatore – è la capacità di rappresentare la vita vera, anche quando si tratta di rendere episodi biblici come nell’Adorazione dei magi o nella Strage degli innocenti, le scene sono sempre immerse in paesaggi fiamminghi». Un modo per facilitare la comprensione legato alla capacità di rendere contemporaneo il messaggio. Nei quadri più caratterizzanti si rivelano – anche nella loro crudezza – i vari aspetti della vita delle classi più umili o, proseguendo nell’excursus espositivo, proverbi o allegorie moraleggianti rivolte ad un pubblico “borghese”, pratico e non certo incline alla metafisica. La stessa dinastia di talentuosi pittori non era certo immune dalle logiche che governano il mondo degli affari. «Se è stata attiva per così tanto tempo – rivela Lurie – è perché era “leggermente mafiosa”, nel senso che gestiva il business dell’arte nei Baesi Passi. Per lavorare nel settore, quindi, bisognava sposare uno dei membri della famiglia Brueghel». E così si svela il mistero di tanta longevità.

L’esposizione, nel tentativo di spiegarne l’evoluzione e lo sviluppo, si divide in cinque sezioni. La prima è dedicata all’ambiente storico e culturale all’interno del quale si sviluppa l’esperienza artistica del capostipite dell’intera dinastia, Pieter Brueghel il Vecchio. La seconda è dedicata ai figli: Pieter il Giovane e Jan il Vecchio. Il primo, cronista del suo tempo, riprende i temi paterni arricchendoli e rinnovandoli. Il secondo, più mondano ed elegante, collabora con Rubens ed è il primo importante pittore di fiori e nature morte. La terza sezione analizza analizza le relazioni tra i numerosi membri della genealogia dei Brueghel e le loro collaborazioni creative con artisti diversi, da Joos de Momper a Hendrick van Balen. La quarta presenta il lavoro del figlio di Jan il Giovane, Jan il Vecchio. L’ultima sezione completa la presentazione degli oltre 100 anni di attività della bottega dei Brueghel senza dimenticare gli altri grandi pittori entrati nella cerchia per vincolo matrimoniale, come David Teniers il Giovane che sposa Anna, sorella di Jan il Giovane. Un percorso ricco, sorretto da un allestimento essenziale ma intenso, per una mostra che centra il proprio obiettivo: raccontare al meglio l’epopea di una dinastia che ha segnato la storia dell’arte europea.

Brueghel. Meraviglie dell’arte fiamminga. Dal 18 dicembre al 2 giugno 2013, Chiostro del Bramante

via Arco della Pace 5, Roma. Info: http://www.chiostrodelbramante.it

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