Il soggettivo in uno scatto

In mostra alla galleria Kaufmann Repetto di Milano i lavori di Maggie Cardelús, nella personale intitolata Doing life. Il titolo della mostra riflette una molteplice lettura, rimandando infatti sia al processo di creazione artistica che all’atto di generare vita. Il percorso espositivo racchiude i presupposti che alimentano il lavoro di Maggie Cardelús, lavoro in cui l’esperienza quotidiana come donna, artista, madre e cittadina del mondo costituisce l’origine e lo stimolo per una ricerca che scandaglia le dinamiche dell’essere umano all’interno delle strutture sociali in cui è immerso.

L’artista utilizza la fotografia e in particolare attinge al proprio album familiare, per creare in un territorio che è allo stesso tempo profondamente individualizzato e universalmente condiviso. L’uso di un materiale tanto sensibile vuole corrispondere alla rivendicazione di ciò che Allan Kaprow definì art at the service of life: nel lavoro della Cardelús la sfera domestica e familiare, comunemente marginalizzata dal mondo dell’arte, è posta prepotentemente al centro della riflessione artistica e la dimensione individuale diventa lo strumento attraverso cui processare le più comuni pulsioni umane, come il passare inesorabile del tempo e il timore della perdita e della separazione. L’intera mostra è allestita in relazione a un’unica linea di orizzonte che corrisponde all’altezza dell’ombelico di Maggie Cardelús, creando così un paesaggio individualizzato il cui centro gravitazionale è la soggettività stessa dell’artista che intervenire materialmente sulle riproduzioni di foto di famiglia nel tentativo di cristallizzare un flusso in continua evoluzione.

Nei due spazi della galleria sono esposti un autoritratto scattato in controluce è ingrandito e scisso in due elementi: Maggie nere e Maggie there, una foto meticolosamente intagliata e una modificata attraverso l’uso di liquidi domestici come la candeggina e l’alcol. L’opera svela una tensione latente tra l’ordine precostituito e la perdita di controllo, sensazione questa che è presente in tutti i lavori in mostra e infine messa in scena attraverso la performance D/Inner time, in cui i tre figli dell’artista, letteralmente rivestiti del corpo materno, rispondono allo spettatore impersonando Maggie Cardelús. Il tutto appare come un racconto, più o meno mistificato, della propria storia che vuole anche essere un tentativo per manipolare la realtà e includere tutto e tutti in un piccolo universo individuale.

fino al 22 dicembre

Galleria Kaufmann Repetto, via di Porta Tenaglia 7, Milano

info: www.kaufmannrepetto.com