Due punti e a capo

Pompei e il Foro Romano per pagare il debito pubblico

Un grandissimo vecchio che dice cose di buon senso, altre intelligenti, altre ancora acute. Poi il vuoto. Il vecchio è Giorgio Napolitano. Il vuoto è quello che è emerso dal palco dell’Eliseo colmo di ministri e personalità accorsi per partecipare agli Stati Generali della Cultura Italiana, convocati dal Sole 24 Ore. Ornaghi, Profumo, Barca: intendiamoci, persone di grande qualità, ma di fatto incapaci di dire qualcosa di credibile. Occorre di qua, bisogna di là. La solita storia. E perché persone intelligenti, preparate e capaci come Ornaghi, Profumo e Barca finisco per innervosire una platea già ben carica recitando un refrein trito e ritrito? Perché la verità è drammaticamente semplice e proprio per questo per loro indicibile. La accennano, con qualche timidezza. Barca, soprattutto, dice che c’è un problema di “sburocratizzazione”, di capacità progettuale. Punto. Il Presidente Napolitano è, naturalmente, il più esplicito: abbiamo sprecato un sacco di soldi, abbiamo restituito i fondi alla comunità europea. I problemi sono semplici e noti ma loro non lo dicono: ci sono pochi soldi, quindi occorre spenderli bene e risparmiare. Per spenderli bene ci vuole una classe dirigente capace di, parole di Napolitano, “progettare, realizzare, gestire”. In altre parole bisognerebbe mandare a casa più della metà dell’attuale nomenclatura burocratica e con la parte restante provare a ricominciare. Un intervento radicale ma semplice che farebbe risparmiare molti soldi e premierebbe la parte migliore dell’apparato burocratico, a quel punto valorizzato e pagato anche meglio. Così vorrebbe la logica. Ma è una cosa che in questo paese non si può fare. Perché nessun politico ha la forza di buttare per strada migliaia di persone, benché inutili e spesso dannose. Le scelte impopolari necessitano di una credibilità e di un consenso che oggi nessuno ha. E’ un problema di soldi, ma è soprattutto un problema di scelte. Scelte che in questo contesto nessuno è in grado di fare. Quindi sorbiamoci questi inutili chiacchiericci e aspettiamo che dopo la Domus Aurea crolli un pezzo del Colosseo. Forse a quel punto ci verrà l’idea di pagare i detentori del nostro debito pubblico cedendogli Pompei, Ostia antica e, a saldo e stralcio, anche il Foro Romano. E così avremo risolto due problemi insieme, il debito e la gestione del nostro patrimonio culturale. Che schifo.

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