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La tripletta del Macro

Alla presenza di Bartolomeo Pietromarchi e Stefano Chiodi curatore del progetto su Roma, vengono presentate le nuove tre esposizioni della stagione invernale della sede di via Nizza del Macro. Ritratto di una città. Arte a Roma 1960-2001 è un lungo racconto fatto soprattutto di immagini che narrano quasi 40 anni di storia dell’arte romana, dalla più gloriosa stagione degli anni ’60, a quella che meglio conosciamo, dei tempi più recenti fino al 2001. Il percorso espositivo “soffoca” la sala Enel di fotografie, video, documenti e contributi, dislocati lungo i 45 metri di una puntualissima time-line. La mole di oggetti e documenti avvolge il pubblico, abituato a trovarvi allestimenti molto piú minimali; sono oltre 70 le opere in mostra di proprietà del museo e delle tante realtà private protagoniste dell’arte a Roma in questi anni. Una fuga di notizie aveva procurato qualche sensibilità di troppo (in realtà la lista degli artisti esposti per ogni decennio del periodo 1960-2001, desta molte perplessità in ragione delle numerose, a voler esser maliziosi, non casuali, censure ed omissioni) «si tratta di un progetto importante cui noi crediamo molto – dichiara noncurante Pietromarchi – il percorso vuole essere un punto di raccolta e documentazione che potesse dare una visione storica e informativa per l’ampio pubblico che vive il museo». Viene da chiedersi di che documentazione e di quale informazione, voglia dar conto il direttore, laddove, si sa, quando la storia viene riscritta da voci non del tutto oggettive, rischia di esser mendace.

Il concetto proposto esula dalla visione classica di mostra trasmutandola in “dispositivo” a tappe, come lo definisce il direttore. Un’opera tra le tante colpisce particolarmente, è quella di Pascale Marthine Tayou, già ospite d’onore del museo, firmatario dell’enorme Plastic bags, landmark dell’atrio e della Red-line presentata nella scorsa mostra Neon. L’artista del Cameroun, propone una grande istallazione nella sala Enel, anomala trasformazione della passerella divenuto ‘ponte delle scimmie’, frutto della collaborazione con la galleria Continua.99. Il secondo progetto porta negli spazi del Macro, Jimmie Durham con Streets of rome and other stories. Dice il direttore: «La mia curatela è stata coaudiuvata dal coordinamento di Carolina Pozzi, é stato incredibile per noi riscontrare che un artista così importante non avesse ancora mai avuto una mostra in uno spazio pubblico. Streets of rome and otherstories doveva essere la sua prima grande mostra personale in un museo pubblico italiano – continua il direttore – un percorso che celebrasse la sua carriera passata e apportasse anche due opere nuove rivolte al futuro».

Per Miltos Manetas definito curatore dei new media del Macro troviamo un anomalo filmato, After Blackberry paintings dove l’artista giunge a una nuova, rivoluzionaria, modalità figurativa: con un pennello simula di dipingere la realtà che lo circonda, filmando l’azione con un Blackberry. Al Museo, nello spazio Area, sono proiettati per la prima volta i suoi video realizzati lo scorso 22 novembre nel complesso monumentale di Santo Spirito in Sassia,  per l’evento curato da Valentina Ciarallo. Una vera e propria re-invenzione della pittura, romantica e al tempo stesso post-moderna. Nell’area Macro-caffè, invece un progetto a firma di Ludovica Gioscia, per la serie dei grandi collage. Le carte da parati, dal titolo Forecasting Ouroboros, sono stati assemblati appositamente per e nel museo. Un impatto visivo che viaggia tra l’estetica barocca e i possibili virtuosismi tridimensionali dati dalla somma studiatissima delle carte. L’artista sovrappone sulle pareti strati scelti per poi repentinamente, con un’azione di strappo e distruzione, smentire la gradevole composizione.

fino al 26 maggio

Museo Macro, via Nizza 138, Roma

info: www.museomacro.org

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