L’eros fatto a pezzi

Non sempre la nudità del corpo femminile ha a che fare con l’erotismo. E nell’arte contemporanea questo è quanto mai evidente. La creatività odierna, condizionata da una sempre più svettante pornografia sociale e mediatica, spesso rifugge dal significato stesso dell’eros, rimanipolandolo e caricandolo di nuovi significati. Iucu, artista di Pavia classe ’79, ha proposto, con la sua serie Corpi, un concezione diversa della nudità femminile, più astratta e meno palpabile. Ciò che è la sua vena artistica attuale, infatti, affonda le sue radici in protagoniste private di testa e di arti. Una scelta forte, che ha un suo scopo ben preciso, come racconta l’artista: «Per me il corpo della donna, e non la donna nella sua interezza fisica e mentale, è l’oggetto del desiderio per eccellenza, sia nella sua rappresentazione classica che in quella contemporanea, conformandosi a icona di contraddizioni e di facili strumentalizzazioni. Ecco perché io privo questi corpi degli arti essenziali alla vita sociale comune – braccia e gambe – e della testa, quale organo pensante, giudicante e giudicabile. Tutto quello che rimane è semplicemente un corpo, senza congetture, libero di sviluppare la propria sensualità e sessualità senza condizionamenti».

I soggetti femminili, dunque, rimangono soli con la loro fisicità deturpata e con le potenzialità di poter espandere il loro essere all’infinito, senza pregiudizi e vincoli esterni, come in tempi remoti: «La donna, intesa come entità fine a se stessa, in passato era considerata una comparsa, quasi sempre associata a iconografie forti come la Madonna, o Eva, contrastanti ma comunque distanti dalla vita reale. Nell’arte contemporanea la donna è oggetto, modella di un pensiero-feticcio maschile, rappresentazione di drammi socioculturali. Nel mio lavoro cerco di darle una dignità, seppur erotica, e un senso di distacco dalla realtà, per viverla sospesa, come in un sogno». Una donna moderna, quella di Iucu, con strascichi di erotismo che rimangono incastonati nella natura stessa dell’essenza femminile. Ma al contempo questi corpi rappresentano una mutazione ambigua e incompleta, che disorienta i soggetti rappresentati nel tempo e nello spazio. Ecco così che compare una guida nella grandezza dell’infinito, la stella: «Se fossero davvero esistenti, i corpi che rappresento sarebbero completamente privi di senso dell’orientamento. Quale migliore icona di riferimento se non una stella? Fu guida dei magi, motivo di culto in tutte le epoche primitive, riferimento astrale della scienza antica e moderna, rappresentazione della verità dell’universo e simbolo del desiderio nelle tradizioni pagane».

Le figure di Iucu vivono nel nulla più assoluto, respirano per istinto, non posseggono altro che loro stessi. Gli arti si possono sviluppare all’infinito, come fossero radici verso l’universo, verso quella stella che fa, al contempo, da guida e da meta per esseri persi, ma anche rinati perché spogliati di ogni configurazione precedente. L’artista, che ha iniziato la sua carriera creativa con la scultura e la pittura applicate all’arredamento d’interni, per poi dedicarsi alla moda, disegnando grafiche per importanti aziende, è continuamente alla ricerca di nuove tecniche e supporti diversi con cui misurarsi. Le sue donne, così, sono disegnate a olio, a matita, attraverso collage o con un semplice pennarello. Ispirato dalla grafica di inizio Novecento, e in particolare dal Futurismo, ha voluto omaggiare proprio quest’ultimo fondando il suo personale movimento FU*turista, di cui ha scritto un manifesto nell’aprile 2012, dove si delineano le basi della corrente, come da tradizione. E proprio come nel primo Futurismo, anche qui la donna ha un ruolo chiave nella sua mutevolezza, simbolo del cambiamento dei tempi, dei ruoli sociali, del concetto stesso di sessualità ed erotismo. Una continua evoluzione tutta al femminile, specchio di epoche frenetiche che scorrono veloci, lasciando dietro di loro quell’ormai tragicamente familiare disorientamento famelico.

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