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Più che miti, riti d’oggi

Strane creature, i mitoidi. Metà miti metà riti, queste figure androgine sono al centro dell’agile saggio con cui Marino Niola, prendendo spunto dall’omonima rubrica sul Venerdì di Repubblica, racconta le icone che danno senso al nostro quotidiano. Miti d’oggi – Bompiani, 153 pagine, 11 euro – è un agile vademecum dell’allievo di Roland Barthes che, con l’usuale brillantezza espositiva, cerca di bloccare in vitro i frammenti del nostro tempo, le schegge d’una realtà che corre talmente veloce da sembrare ferma.

Dai tatuaggi alle rottamazioni, dallo slow food al low cost, senza ovviamente dimenticare le nuove tecnologie care agli internettiani e al popolo di faccialibro, molto del nostro quotidiano passa attraverso la lente del docente di antropologia dei simboli e delle arti e molto altro – pure miti e riti della gastronomia contemporanea – all’istituto Suor Orsola Benincasa di Napoli. Oltre una trentina di voci dove la parte del leone non è data da concetti propri allo stile di vita I-life ma da temi evergreeen: giovinezza, magrezza, Natale, ferragosto, e via classificando le nuove forme del convivere ai tempi della twitter generation.

E, tanto per capire l’antifona di stile e di senso, ecco cosa scrive il nostro al riguardo. “Ragazzini che sembrano già grandi e cinquantenni adolescenti, tutti insieme in un eterno presente che emerge dalle ceneri dell’idea progressiva del tempo e della storia. In questa immediatezza da zapping, dove i modelli culturali rimbalzano da una generazione all’altra, l’età ha smesso di essere quel timer che fino a pochi anni fa scandiva inesorabilmente la vita delle persone, dall’infanzia alla giovinezza. Quando a dodici anni si era troppo giovani per fare quel che facevano gli adulti e a quarant’anni troppo vecchi. Quando ogni età aveva la sua identità, il suo ruolo. Immobili, fissi, proprio com’era il posto di lavoro”.

Ineccepile, nulla da dire. E più d’un passaggio merita la sottolineatura e la rimembranza in questo libretto che, davvero, è un vademecum ai nostri tempi. Ma il punto è questo, a voler cercare le pulci in groppa alla bestia. Cioè, se sullo svisceramento di molti (falsi) miti e riti d’oggi, sia pure con una verve strizzante l’occhiolino ai tempi nuovi, non si può non essere d’accordo col docente napoletano, è l’idea di questa mitologia light capace di scavare alle radici della nostra contemporaneità, magari nella presunzione di poterla capire meglio e dunque dominare, a non convincere. Ché il mito sia, di per sé, eterno e immutabile, all’interno del suo ciclo storico è faccenda che lasciamo agli esegeti. Ché senza miti non può darsi civiltà società e neppure l’umano, eccetera, è invece materia viva. Ma essi nascono (e sopravvivono) proprio per permettere all’umanità, a una data forma sociale di vivere, d’essere, pena la decadenza e l’oblìo. Ora, innalzare halloween o l’happy hour al rango di mitologie, sia pure d’accatto, di sogni di terza scelta, è negare l’essenza stessa del mito, annullarne la forza mitopoietica. È decretare, nell’eterno presente, la morte di una civiltà, la nostra, demitificata. E non c’è mitoide che tenga.

Buon ultimo: alla libreria Fandango di Roma (via dei Prefetti 22) il 23 novembre alle 18.30 il direttore di Radio 3 Marino Sinibaldi e la Corrispondente del Nouvelle observateur Marcelle Padovani presentano il libro, alla presenza dell’autore. Info: www.marinoniola.com

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