Andrea Camilleri oggi su Repubblica scrive un piccolo saggio a difesa della nostra lingua dalle incursioni barbare. “Provate a saltare da un canale televisivo all’altro (mi son ben guardato dallo scrivere zapping), vedrete che il novanta per cento dei titoli dei film o addirittura di alcune rubriche, sono in inglese. La stessa lingua parlano le riviste italiane di moda, di architettura, di tecniche varie. I discorsi della gente comune sono spesso infarciti di parole straniere”. Scrivendo questo l’autore non vuole risultare un purista o un autarchico della lingua, ma ricordare solo che per secoli una lingua si evolveva internamente con vocaboli nuovi che dalla periferia giungevano al centro e viceversa in uno scambio centripeto e che adesso questo movimento è scambiato dall’inglese che da vita a lemmi assurdi e distorti come resettare.


