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Le sorprese del festival

Nonostante la pioggia, caduta per l’intero giorno, il festival Internazionale del film di Roma ha registrato, domenica, una nutrita affluenza di pubblico e stampa. Un segnale di ottimismo e di speranza, in fin dei conti, per un festival che, nonostante le aspettative e le promesse dell’esordio, non era certo partito con il piede giusto. Dopo la parentesi del cinema italiano, che ha giocato sabato il ruolo di protagonista, a scorrere sugli schermi delle sale dell’auditorium, ieri, è stato uno dei lavori più attesi e di cui meno si sapeva, visto che rientrava nella categoria “film a sorpresa”. Ebbene, tra le pellicole in concorso ecco dunque arrivare 1942, del regista cinese Feng Xiaogang. Un film ambizioso e ben fatto, un’epopea raccontata in un modo che, forse, noi italiani non riusciremo a fare neanche tra cinquant’anni.

Un film lunghissimo che racconta la tremenda carestia che colpì l’Henan – in Cina – durante la Seconda guerra mondiale. Di lì a poco lo scontro con il Giappone e la storia – terribile quanto vera – di come il governo centrale abbia ignorato totalmente la morte di oltre tre milioni di cinesi durante l’esodo. Un cast variegato, tanto che il regista punta su due attori occidentali, Adrien Brody e Tim Robbins, per due ruoli marginali, eppure evidenti che stonano – purtroppo – con la narrazione e non convincono. Il festival svela, poi, la sua ultima “carta” e annuncia l’altro film “sorpresa” in concorso. Si Aspetta con ansia, il grande ritorno di Johnnie To, altro regista asiatico, ben più celebre di Xiaogang, che presenterà Duzhan (Drug War), lavoro che mostra il ritorno del regista al genere che l’ha reso celebre, il film di gangster, affiancato dal suo “complice regolare”, il regista e sceneggiatore, Wai Ka-fai.

Altro protagonista, nella terza giornata di Festival è stato l’italiano Carlo Lucarelli, che per la sezione Prospettiva Italia ha presentato L’isola dell’angelo caduto. Tratto dal romanzo che proprio Lucarelli scrisse diverso tempo fa, il pensiero di molti, al termine della proiezione, è stato: «Meglio quando presenta Blu notte che quando indossa gli abiti da regista, decisamente troppo stretti». Sullo sfondo gli anni del Fascismo. È il 1925 e Mussolini è all’apice del potere. Un commissario viene allontanato e trasferito con la moglie su un’isola. Dopo un anno di permanenza quello stesso commissario si troverà a dover affrontare una serie di complicati e rocamboleschi omicidi. Paludoso, lento, confusionario il film, per molti, è il peggior lavoro presentato finora al festival di Muller. Lo stesso Lucarelli – braccato in conferenza stampa – ha ammesso le sue colpe: «Se il risultato è pasticciato, la colpa è mia, e calcolando che il romanzo originale, la sceneggiatura e la regia sono mie, devo dire che non ho fatto altri danni se non a me stesso», almeno l’onore delle armi gli va, senz’altro, riconosciuto.

Oggi è la volta di altri italiani. Michele Placido, ha presentato questa mattina alla stampa il suo Cecchino, con la figlia Violante (lontana anni luce dalla bravura del padre e da quella della madre) e Luca Argentero. Risultato “moscio”, nonostante l’impegno mostrato dal regista nel film, un film lontano, però, dai soliti canoni usati da Placido. Decisamente migliore il risultato di Pappi Corsicato che, nella sezione in Concorso, ha presentato Il volto di un’altra. Una commedia tagliente, come la lama di un bisturi, impreziosita dalla bellezza di Laura Chiatti e Alessandro Preziosi che portano alla ribalta del pubblico il terreno melmoso di una determinata parte di società italiana: quella di chi, per “campare”, fa televisione. Ecco dunque, Bella, una giovane e promettente conduttrice televisiva che viene licenziata perché il suo programma – interamente dedicato alla chirurgia plastica – non fa più audience. Sbanda con la macchina e resta, guarda caso, sfigurata. Ma quello che sembra il colpo di grazia per la sua professione, si rivelerà, invece, l’occasione per ripensare e ricostruire la sua vita. Ma oggi è la giornata anche di una delle poche star internazionali giunte a Roma. Sylvester Stallone, che il 14 novembre sarà sul red-carpet del Festival per presentare il nuovo film che lo vede protagonista, “Bullet to the Head” di Walter Hill, riceverà – nel pomeriggio – la Lupa capitolina e incontrerà il pubblico, per una lunga chiacchierata sulla sua vita e la sua professione – al teatro Tor Bella Monaca, sulla scia di quanto accadde con Leonardo Di Caprio nella prima edizione del festival.

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