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Catarifrangenze

«L’arte è respiro biologico che nessuna crisi può eliminare.» Queste sono parole di Achille Bonito Oliva all’interno del documentario presentato in occasione della mostra Catarifrangenze. Artisti a confronto alla Pelanda di Roma. L’esposizione è realizzata dagli studenti della seconda edizione del Luiss master of art, corso di formazione postlaurea diretto da Roberto Cotroneo e sotto la guida di Abo, curatore del progetto di mostra. I ventiquattro studenti hanno posto in relazione due maestri dell’arte: Enzo Cucchi e Michelangelo Pistoletto, con quattro giovani: Franco Losvizzero, Perino&Vele, Francesca Romana Pinzari e Pietro Ruffo. Gli allievi sono partiti dal concept ed hanno curato il rapporto con i creativi, la scelta delle opere, l’allestimento, la comunicazione e tutto ciò che serve perché si dia vita ad una mostra. Il concetto alla base fa riferimento alla differenza fra l’autonomia e l’eteronomia dell’arte: «il suo essere un valore assoluto in sé, oppure essere funzionale per una strategia di trasformazione del mondo» come dichiara Bonito Oliva guardando rispettivamente alla Transavanguardia e all’Arte povera, movimenti rappresentati dai due maestri.

Già il titolo, Catarifrangenze, pone l’accento su quanto gli artisti facciano propria la lezione del passato per rigenerarla, come il corpo catarifrangente ingloba la luce e la ridà trasformata. Il confine fra autonomia e eteronimia è labile, ogni personalità creativa ha in sé una libertà di azione e per questo nell’allestimento della mostra non si distingue fra artisti autonomi e eteronomi, ma vi è una miscela. All’entrata campeggia Armadio mediterraneo di Pistoletto, dove lo specchio, suo materiale per eccellenza, compone le terre emerse e non il mare, elemento riflettente primario. Le altre sue opere presenti sono Autoritratto con microfono, un invito al pubblico per un confronto, e Porta- segno arte, uno specchio immaginario che congiunge una porta e la sua sagoma. Cucchi espone figure mitologiche in ceramica in Senza titolo, ritorna invece il teschio nel lavoro Quadri politici svizzeri: come da sua tradizione la mitologia, la storia dell’arte, la letteratura entrano in gioco. Franco Losvizzero si rispecchia in Dindolò, una macchina meccanica composta da vari elementi fra cui il suo autoritratto e un cervo, per approfondire la relazione fra l’arte e il sogno, la favola, la mostruosità; mentre in Soffio crea un totem dei nostri giorni con elementi di vetro di murano realizzati in parti componibili: la leggerezza e la deformazione si alleano. Perino&Vele danno luogo a due installazioni in cui la cartapesta è elemento ricorrente che sigla il concetto: riflettono sugli atti di violenza sociale in Luoghi comuni, una sorta di mappa concettuale, e in Help! dove delle transenne non permettono l’entrata in uno spazio chiuso in cui la metaforica manifestazione del pensiero conduce a prendere una posizione.

In Chimera scura e Chimera chiara Francesca Romana Pinzari rende fiabesco il mostro mitologico attraverso la costruzione delle chimere con i suoi capelli corvini e con crine di cavallo. Quando le due chimere si muovono con l’aria scaturita dal passaggio degli spettatori si attiva il rapporto spazio – soggettività. Nella sua opera Cavalli ritorna l’animale: disegni in gessetto che possono ricordare le sperimentazioni di Eadweard Muybridge in un contesto contemporaneo fra identità e collettività. Pietro Ruffo, infine, agisce sugli spostamenti culturali e sociali, sulla forza del potere in Not in my background: la migrazione degli scarabei, disegnati qui nella costruzione grafica, cromatica e installativa a formare la bandiera americana, porta anche a una migrazione culturale e in questo lavoro in particolare fra Stati Uniti e America del Sud. Tante personalità, tante modalità di relazionarsi, ma un solo sistema: la comunicazione espressiva nell’arte. Nella visita della mostra l’incontro con Carlotta Nobile, una delle curatrici del master, che dichiara: «È stata un’esperienza formativa che ci ha permesso di comprendere davvero come si organizza una mostra in tutti i suoi aspetti, stimolando in noi senso critico e curatoriale.»

fino 28 novembre

La Pelanda, piazza Orazio Giustiniani 4, Roma

info: www.museomacro.org

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