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Affordable art fair

Che il debutto capitolino dell’Affordable art fair sarebbe stato un successo, almeno di presenze, si era già capito dall’inaugurazione che ha visto giovedì scorso i locali della Pelanda riempirsi di un pubblico variegato tra addetti ai lavori e curiosi affascinati dalle note del Quiet ensemble. Un ambiente informale siglato dalla presenza dei fotografi di Dagospia che hanno immortalato una carrellata di personaggi con caratteristiche estetiche che rendevano difficoltoso individuare tra i tanti presenti gli artisti. Una fiera “affordable”, abbordabile e popolare come recita il titolo, visto che la caratteristica che l’ha resa famosa nel mondo, e nelle 15 città dove è stata ospitata, è di quella di essere accessibile alla maggioranza delle persone, e non solo a un’élite, proponendo opere con una forbice che va dai 100 euro (anche meno in realtà) ai 5mila ma che nel prezzo del biglietto d’ingresso, ben 12 euro, sembra aver dimenticato. Il freddo improvviso caduto domenica su Roma non ha stemperato gli animi dei visitatori, 10mila le presenze totali sui tre giorni d’apertura, che si sono riversati numerosi al Macro Testaccio, chi per acquistare opere chi semplicemente per spulciare tra i banchi come accade al mercatino delle pulci ma tutti accumunati dal fatto di sentirsi almeno per un giorno collezionisti. Dribblando passeggini e incuneandosi tra gli stretti corridoi affollati l’impressione che se ne riceve è quella di prendere parte a una colorata festa piena di stimoli per i sensi dove il prezzo esposto su ogni lavoro permette di concretizzare, o fantasticare, sull’acquisto senza dover necessariamente interagire con la figura del gallerista che può includere al poco avvezzo avventore un certo timore referenziale.

Cinquanta gallerie, molte di casa nostra alcune internazionali, hanno esposto i puledri della loro scuderia mettendo democraticamente sullo stesso livello artisti più conosciuti e di sicuro richiamo, le illustrazioni di Emanuele Luzzati e le foto di Letizia Battaglia, a emergenti d’impatto, le tele ricamate di Angela Zurlo o le vecchie cassette sotto vetro di Francesco Bancheri. Tanta fotografia, pitture di diverse formati, qualche scultura e poco ingombranti installazioni: nell’insieme un’offerta valida che fa uscire dalla fiera con un rinnovato sentimento di apertura verso il contemporaneo. Già intorno ai 500 euro si sono viste accattivanti proposte come le ludiche fotografie dai colori accesi che ritraggono un mondo in miniatura abitato da sportivi lillipuziani alle ironiche rivisitazioni di opere d’arte firmate da Sergio Vanni (nella foto in home page di Manuela Giusto) passando per i quadrucci dal tratto infantile, che non manca però di una certa inquietudine, di Gianmaria Giannetti. Ci vogliono circa 1.500 euro invece per portarsi a casa un’opera in medio formato di Mario Sughi o un olio minimalista di Eleonora Serena, mentre il prezzo sale superando i 4mila per una lampada ultrapop di Marco Lodola o un ritratto stilizzato di Antonio De Luca. Per i girovaghi i prossimi appuntamenti di novembre sono a Londra, Seattle, Singapore e Amburgo dove Affordable art fair farà tappa con la sua dose di non convenzionalità. Anche Inside Art era presente alla fiera con un seguito incontro che ha illustrato ai presenti le novità editoriali del gruppo, i successi della nuova piattaforma online insideart.eu e il bilancio della quinta edizione del Talent Prize.

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