Genio e follia è un binomio tanto affermato nelle arti quanto un mistero per la scienza (soprattutto le neuroscienze). Non è più così, o almeno così dice Simon Kyaga il capo di uno studio dell’istituto Karolinska di Stoccolma durato una cosa come 40 anni con un campione di 1,2 milioni di pazienti (chiamiamoli così), che studiava proprio il rapporto fra arte e pazzia. Ok, dalle terre del nord ci fanno sapere, che sì, un legame c’è e che se sei un’artista e sei matto o se sei prima matto e poi sei un artista non è poi così strano. La categoria più a rischio è quella dello scrittore, più soggetto a ansia, depressione, suicidio e a un uso smodato di droghe e alcol. Le loro biografie in effetti non raccontano niente di diverso. Ma la vera domanda è come sono legate le due cose? Facile, un’artista non ha filtri e coglie tutta la realtà senza selezionarla, trovando così nuovi punti di vista ma sottoponendo la sua mente ad uno sforzo disumano che mano nella mano lo porta verso la follia. Simon Kyaga ci lascia comunque con un quesito irrisolto: sei matto perchè se un’artista o sei un artista perché sei matto?


