La finestra sul mondo

Il valore dell’arte sbarca a Londra con la Sandretto

Non vogliamo essere moralisti. Giusto? Ma parlando di una collezione un po’ di morale è necessario prenderla in considerazione. In un’epoca dove il valore dell’arte è diventato estremamente rilevante e preoccupante non è poi una cattiva idea. Quali valori, mi chiederete? I valori che le opere d’arte, presentate dalla fondazione Sandretto Re Rebaudengo nelle quattro tappe alla Whitechapel, si portano addosso. Non sempre valori etici, non spesso valori politici, a volte valori estetici. Sicuramente una combinazione di tutti questi valori, compreso quello economico, che sono cresciuti dentro la collezione fin dagli inizi, quando tutto era più un gioco che una profonda passione e impegno. Un valore che non si vede ma è stato essenziale è la “pazienza”. Quando uno pensa all’arte e ancor di più quando uno la colleziona, bisogna essere sempre estremamente pazienti.

Nulla accade dal giorno alla notte nella storia dell’arte. Gli artisti raramente sfornano i loro migliori lavori fin dall’inizio. Quando lo fanno nessuno a volte se ne accorge. Nel corso degli anni collaborando con la fondazione Sandretto Re Rebaudengo ho dovuto rispondere alla domanda “Questo artista ce la farà? Diventerà famoso?” Domande retoriche chiaramente, dal momento che nessuno si aspettava mai una vera risposta per il semplice motivo che è impossibile rispondere del futuro di qualsiasi artista. Tuttavia questa domanda è rimasta nell’aria ogni volta che si sta guardando un’opera di un nuovo artista. Oggi è impossibile non essere ossessionati dal futuro, dal successo, dal riconoscimento. Non era così alla metà degli anni ‘90. Si era abituati a un senso d’incertezza e collezionare non era un viaggio nel mondo della celebrità ma un’avventura dentro un territorio sconosciuto. Sono passati gli anni e le cose sono cambiate parecchio.

I media si concentrano di più sull’arte contemporanea. Gli artisti competono con le stelle del cinema. I curatori da conduttori di treni sono diventati direttori di orchestra. Se un collezionista sta troppo a pensarci bloccando l’istinto è molto probabile che finirà di questi tempi per avere una collezione senz’anima. Davanti all’arte bisogna reagire con velocità non per una questione di non farsi fregare le opere da qualche altro acquirente ma perché il rapporto con un’opera è immediato, diretto così come deve essere la nostra reazione. Stare a pensare o sentire cosa ne pensano gli altri di quello che stai per decidere è molto noioso e una strategia perdente. Errori un vero collezionista non ne fa mai. L’unico che può fare è quello di fare troppe strategie. Il collezionista deve essere imprevedibile, perché l’imprevedibilità è una qualità e un valore. È chiaro che essere imprevedibili può costare caro, mancando ciò che è scontato e ciò che può essere una buona speculazione. Non importa. Essere sempre nel punto giusto della curva non è mai stato lo scopo della collezione Sandretto Re Rebaudengo. Perché se non bisogna starci a pensare due volte facendo il collezionista si deve però continuare a pensare sempre.

Commenti