«Ogni delinquente imparò a biascicare: sono stati i fumetti a ridurmi così». Quarant’anni fa il grande McLuhan sbeffeggiava chi pretendeva di derivare un comportamento deviante dalla lettura dei fumetti. Esistono dei B movie hollywoodiani degli anni 50 che a riguardarli ora fanno sbellicare dalle risate con le storie di lattai che, a forza di leggere giornaletti diventano serial killer maniaci. Però la tendenza a semplificare all’osso la relazione tra la psiche e l’immaginario collettivo continua a generare mostri. Di Sailor Moon si disse – trent’anni dopo McLuhan – che faceva diventare gay i bambini e i Pokemon sono al bando in Turchia per ragioni sempre legate alla sessualità repressa nei lunghi inverni islamici.
La psicologia del fumetto è una cosa troppo seria per lasciarla ai censori. Chi domani capiti a Milano può fare colazione al Caffè Villa in piazzale Cadorna 9, alle 8.30, dove Marco Minelli discuterà di fumetto come strumento di ricerca in psicologia, di ricerche psicologiche sui fumetti, di fantasie dei lettori e meccanismi di difesa che intervengono durante la lettura degli albi fino ad arrivare a Dylan Dog l’indagatore dell’incubo. Insomma è la presentazione del “Manuale di psicologia del fumetto. Eroi di carta e lettori appassionati” appena uscito per Psiconline edizioni.


