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Un festival “un sacco bello”

È ufficiale, la settima edizione del festival del cinema di Roma, firmata Marco Müller, alza il sipario il 9 novembre. Per una settimana, dunque, l’auditorium Parco della musica ospita l’edizione più chiacchierata di sempre. Le novità sono molte, e benché sia ancora da confermare la conferenza stampa di presentazione, annunciata un paio di mesi fa dallo stesso Müller per il 25 settembre (chiamando la fondazione Cinema ti senti rispondere che bisogna parlare con l’ufficio stampa, ma sa: «non hanno orario, vengono quando vogliono»…) spulciando sul sito è già possibile scoprire qualche dettaglio. Iniziamo dalle new entry e dai “silurati”. Cede il passo, senza colpo ferire, Focus, la sezione diretta da Gaia Morrione che fino allo scorso anno ha portato il meglio del cinema internazionale a Roma attraverso l’indagine di un particolare argomento. «Le decisioni non si discutono», ha detto la Morrione aggiungendo: «Del resto ogni nuovo direttore è padrone di apportare le modifiche che vuole».

Delle sezioni parallele si è salvata solo Alice nella città che presenta un massimo di 14 film. Protagoniste vere e proprie le sezioni in Concorso e fuori Concorso, 15 film in anteprima mondiale per la prima e 6 titoli per la seconda. Ed ora le new entry, quelle che fanno gonfiare il petto di soddisfazione al direttore. Sono due molto diverse l’una dall’altra: Cinema XXI e Prospettiva Italia. La prima promette di indagare «le nuove correnti del cinema mondiale senza distinzione di genere e durata» offrendo al pubblico «opere che esprimono la ridefinizione continua del cinema all’interno del continente visivo contemporaneo» – un gran minestrone dove è possibile trovare di tutto; la seconda, invece, è interamente dedicata al cinema italiano con l’obiettivo di fare il punto sulle nuove tendenze del cinema nazionale attraverso 14 lungometraggi, tra cui 5 documentari e 7 brevi in Concorso. A presiedere la giuria di questa innovativa sezione – che altro non è se non la copia di Controcampo italiano che Müller aveva pensato a suo tempo per Venezia e che venne, invece, liquidata in quattro e quattr’otto da Paolo Baratta – sarà Francesco Bruni affiancato da Anna Negri, Stefano Savona e (qui torna la fissazione del neo-direttore per l’Est ) Babak Karimi insieme a Zhao Tao.

Un festival dalle mille e una notte, che non ha paura di Venezia e che pesta i piedi a Torino, che promette di sbalordire e fare di Roma la vera e unica città del cinema nazionale, che perde una sala importante – dopo la variazione delle date – come la Santa Cecilia occupata dalla fondazione Musica per Roma, ma che sostanzialmente se ne frega e tira dritto. Al posto della Santa Cecilia subentreranno uno spazio del museo Maxxi (sarebbe divertente capire quale) e un’altro costruito ad hoc all’Auditorium. Se tutto sarà come il titolo che apre Prospettiva Italia, e cioè Carlo!, di Gianfranco Giagni e Fabio Ferzetti, dedicato alla vita e alla carriera di Carlo Verdone, (manco fosse già passato a miglior vita), il successo è garantito. Questo sì che è davvero una rivoluzione concettuale per il cinema italiano. A insaporire ancora il tutto ci pensano i costi, per il pubblico e anche per la stampa. Gli accrediti sono aumentati di dieci euro, mentre per chi vorrà assistere alle prime glamour – e cioè quelle con il cast e volti più o meno noti del jet-set non solo cinematografico – dovrà sborsare trenta euro, mentre i prezzi delle altre proiezioni varieranno dai venti ai cinque euro. Del resto è il festival di Marco Müller, mica un matrimonio “a pizza e fichi”, come si dice, guarda caso, proprio a Roma.

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