L’arte uccisa dall’ignavia

Una crisi economica cominciata nel 2008 e ancora di là da finire. Un paese in ginocchio. La cultura fatta a pezzi da ignavia e miopia. Un autunno che per l’ennesima volta si preannuncia rovente. Insomma, data la situazione abbiamo pensato che fosse giusto chiedere agli artisti un loro parere. Ci hanno risposto in tanti, più di cento lavori. Una selezione di queste opere viene proposta nelle prossime pagine, tutto il resto lo potrete trovare sul sito.

Ora, senza voler fare troppa sociologia, ma fermandoci all’impressione che nel complesso ricaviamo da questi lavori, il sentimento principale che emerge è quello riassunto in copertina. Siamo un popolo di moderati ottimisti sull’orlo del suicidio. Moderazione e ottimismo del resto sono due componenti conclamate del nostro essere. La novità è l’aspirazione al suicidio. Ma è una novità che purtroppo non stupisce. Restiamo al nostro. La crisi ovviamente affama tutti. Il nostro settore però potrebbe benissimo cavarsela da solo per il semplice fatto che l’Italia conta sul patrimonio culturale più importante del mondo. La nostra dunque non è una morte di stenti, non moriamo per mancanza di soldi. No, il nostro è un omicidio.

Moriamo perché la nostra classe dirigente non sa gestire utilmente questo patrimonio e, nonostante questa incapacità sia ormai accertata, si rifiuta di passare la mano, di privatizzare. Tutto il mondo, e non è una metafora, sa fare fruttare la cultura (basti guardare quanto spendono e quanto ricavano paesi come Francia o Germania, per non parlare di Stati Uniti o Emirati). I nostri politici no, ma se la tengono stretta lo stesso per la vecchia, solita, micidiale logica dell’occupazione spartitoria. Sperperano fino alla fine. Perché, diciamolo con franchezza, ammazzare l’arte, suicidare la cultura, significa rubare quel po’ di futuro che è rimasto a questo paese.