“Crowdfunding”: la rete finanzia la creatività

Roma

Mentre il vulcano della crisi inghiotte soldi e speranze c’è chi prova a inventarsi modelli alternativi di business. Anche in un settore – quello della creatività – sottoposto alla micidiale azione di una tenaglia a tre bracci: la perdita di potere d’acquisto dei consumatori, il taglio dei contributi pubblici, la liquefazione digitale del valore economico dei contenuti. E’ questo il fondamento e il sogno del crowdfunding: un’idea di mecenatismo diffuso, in crescita di popolarità su Internet, in cui è il pubblico a finanziare in anticipo i progetti culturali, scegliendo tra diversi livelli di contributi (a seconda dei quali, una volta terminata l’opera, si ricevono le ricompense scelte dall’autore: cd, libri, dvd, download, proiezioni domestiche, stampe limitate o opzioni anche più bizzarre). La catalana Verkami che, fondata a fine 2010, offre ai creativi del mondo intero uno spazio dove testare il crowdfunding, e al pubblico la possibilità di scoprire progetti culturali alternativi al dominante circuito anglosassone. Così il giovane CEO Jonás Sala ce ne racconta la storia: “Verkami è una famiglia. L’abbiamo creata io, mio padre e mio fratello, dopo aver scoperto Kickstarter. Non avevamo niente a che fare con il business di Internet: mio padre è biologo, mio fratello storico d’arte, io sono un fisico. Ma siamo dei grandi consumatori di cultura e abbiamo pensato di avviare un’iniziativa simile a Kickstarter, ma in grado di rendere il crowdfunding disponibile in Europa e in tutto il mondo”.