Vago: il silenzio della luce

In un periodo storico in cui l’arte sacra attraversa momenti particolarmente difficili e confusi, in cui non si ravvisa una continuità di proposte coerenti e sensate, pochi artisti come Valentino Vago hanno proposto soluzioni coerenti e originali. Lombardo, classe 1931, continua ancora oggi la sua frenetica attività. Conclusa la mostra al Museo diocesano di Milano (Dal visibile all’invisibile, un viaggio verso l’infinito), presto uscirà il catalogo generale che raccoglie la sua immensa produzione pittorica. Influenzato da artisti come Sironi o Licini, acquisisce presto dagli anni Settanta un linguaggio espressivo rivolto a eliminare nella tela i confini del mondo naturale, per dischiudere il nostro sguardo oltre i limiti del reale. Non a caso la sua pittura sembra naturalmente rappresentare il cielo che ci sovrasta, lo spazio che ci avvolge. Quando si guarda il cielo, sembra dirci l’autore, tutto si fa semplice, chiaro, luminoso. La bellezza nasce in un volo verso l’alto, nell’immersione in uno spazio assoluto, cristallino, trasparente alla luce. Comprendiamo perché le migliori opere di Vago sono lavori di pittura ambientale in edifici religiosi: dagli interventi della chiesa di san Giulio a Barlassina (1982) a quelli di san Giorgio a Legnano (2000), di Maria Ausiliatrice a San Donato Milanese (1995), di Nostra signora del rosario, consacrata nel 2008 a Doha, in Qatar.

Dipingendo lo spazio con colori dai toni azzurri-giallo chiaro, Vago crea in questo modo uno spazio che annulla le strutture architettoniche, le sopprime, le svuota di consistenza per renderle immateriali, come se si potessero aprire per dischiuderci l’invisibile. Abbiamo la sensazione che ogni limite sia annullato, dissolto. Ci sentiamo come sprofondare, salire, nuotare nell’infinito. Come se potessimo galleggiare, volare. Gli spazi ricreati dall’artista si configurano in questo modo come luoghi di preghiera, spazi metafisici di luce. In questo senso, Vago appare interprete originale dell’estetica bizantina, in cui la pittura è tesa alla rappresentazione di un mondo trascendente di luce che apre a una visione assoluta. Per Vago non si tratta tanto di contemplare una superficie ma di vivere uno spazio, di abitarlo, perché possiamo intravedere un mondo in cui tutto è pacificato. Lo spazio diventa un’immensa calotta dipinta con la luce che illumina con la stessa intensità di un fondo oro bizantino, simbolo del sole, della gloria divina. Un’epifania della luce. In un momento di grande indecisione riguardo l’arte sacra e più esplicitamente liturgica, l’artista ottantenne continua a stupire con la sua arte pura e purificata, così intimamente sacra.