Le ceramiche di Ai Weiwei

Tra tradizione e contemporaneità la mostra “Ai Weiwei: dropping the urn (ceramics works, 5000 BC-AD 2010)“, allestita al Victoria & Albert museum di Londra, è visitabile fino al 18 marzo 2012. Nascosta al sesto piano nell’ultima sala all’interno della sezione ceramica, la mostra presenta i lavori di Ai Weiwei che la rivista Artreview ha da poco inserito nella lista degli uomini più potenti nel mondo dell’arte. L’artista è noto al grande pubblico per lo stadio “Bird’s nest”, realizzato per le olimpiadi di Pechino nel 2003, insieme alla coppia di architetti svizzeri Herzog & de Mueron, oltre che per la stravagante installazione “Sunflower Seed” (2010), nella Turbine hall della Tate Modern, composta da milioni di piccolissimi semi di girasole in ceramica.

Figlio del celebre poeta cinese Ai Quing (1910-1996), Ai Weiwei nasce nel 1957 a Pechino. Dopo aver frequentato la Beijing film academy, si sposta negli Stati Uniti a partire dagli anni ‘70 e nel 1981 si stabilisce a New York. Al suo ritorno in Cina, nel 1993, rivolge l’attenzione alla tradizione artistica e all’artigianato locali. La ceramica – produzione per la quale il paese è secolarmente rinomato e apprezzato in tutto il mondo – è stata presa attivamente di mira da Weiwei mettendone in discussione il valore e la sacralità. I suoi lavori a partire dagli anni ’90 diventano un commento critico alle trasformazioni economiche della Cina e indagano costantemente l’impatto della globalizzazione sul patrimonio artistico e sulle pratiche artistiche tradizionali del suo paese di origine.
La piccola raccolta di lavori in mostra al V&A museum, amalgamando artigianato tradizionale e sensibilità contemporanea, dimostra il rapporto conflittuale dell’artista con la tecnica della ceramica. Ai Weiwei esplora il medium tramite la pratica del “ready made” – sotto il segno di Marchel Duchamp – utilizzando vasi antichi che ridipinge, copia e distrugge per metterne in discussione il valore ereditato dal sistema.

Si tratta di ceramiche sia antiche che nuove, oggetti che dopo essere stati manipolati dall’artista acquistano nuova vita, nuova energia, significato e anche paradossalmente valore economico. La collisione tra passato e presente è sicuramente forte in “Coca Cola vase china” (1997), un vaso neolitico di terracotta con il logo della bevanda tra le più conosciute globalmente. Invece la sequenza di tre fotografie “Dropping a hung dinasty urn” (1995) documenta l’atto di distruzione, da parte di Ai Weiwei, di una antica urna della dinastia Han (206 a. C.-220 d. C.). In questo caso l’oggetto antico diviene l’elemento centrale della performance e la sua distruzione coincide, allo stesso tempo, con la nascita di un nuovo oggetto/evento artistico aprendo così un dialogo sul valore relativo dei due oggetti. Dal momento della loro creazione fino all’intervento dell’artista i vasi antichi hanno acquisito un valore che, oltre a essere artistico ed economico, è soprattutto storico. Il gesto dell’artista non vuole cancellare questa storia – questo è un aspetto che viene ribadito nella datazione in parentesi al titolo della mostra – ma cerca invece di riattualizzare l’oggetto in chiave contemporanea. Ai Weiwei vuole in questo modo farci riflettere, aprendo un dibattito, su i temi della distruzione e ricollocazione, manipolazione e riattivazione del significato. Peccato che alla mostra sia dedicato uno spazio piccolo e marginale per un artista oltre che attivista politico, che spazia da sempre tra diverse discipline, facendo uso di molteplici mezzi e tecniche. All’interno della sua quarantennale carriera Ai Weiwei ha creato installazioni, fotografie, mobili, dipinti, libri e film oltre a essere autore di un seguitissimo blog. L’artista crede che “se odi qualcosa così tanto devi farlo” spiegando in questo modo il significato e le contraddizioni alla base di questi lavori in ceramica.

Fino al 18 marzo 2012
Victoria & Albert museum
Cromwell road, SW7 2R, Londra
Info: www.vam.ac.uk