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L’amour du risque

Immaginiamo per un momento di essere in una stanza dove c’è un tavolo di legno. Questo tavolo poggia sul pavimento con tutte le zampe ed è un oggetto reale, nel mondo reale che poggia su un pavimento stabile e immobile. Ma se allarghiamo il nostro orizzonte e pensiamo al fatto che il tavolo si trova in una stanza, a sua volta in un edificio, che a sua volta è parte di una città, la quale è parte di una nazione, la quale è parte del mondo, il quale ruota e fluttua nell’universo, allora ci renderemo conto che la nostra realtà non è poi così certa e scontata e che il suolo solido sul cui pensiamo di trovarci, in realtà fluttua nell’universo. È partendo da questo presupposto che ci si deve avvicinare al lavoro di Eva & Adele. Eliminare i preconcetti e aprire lo sguardo a realtà altre è fondamentale in questo caso. Si sente spesso dire che gli artisti fuggono da una realtà che non gli piace, che non condividono rifugiandosi nell’arte per creare un mondo parallelo e irreale. Ma non è vero. L’artista è coraggioso. Non scappa dalla realtà, si assume il rischio di prenderla di petto e analizzarla. L’amour du risque è il titolo della retrospettiva berlinese che Me collectors room dedica ai 25 anni di lavoro e simbiosi artistica del duo tedesco, visitabile fino al 27 Agosto.

Entrando nella sala non si può far a meno di notarle: teste rasate, trucco sfavillante, giacchette di paillette dorate e scarpe décolleté rosse, Eva e Adele accolgono gli spettatori con un sorriso smagliante. Wherever we are is museum è il concetto di base delle loro performance, che abbracciano ogni istante della vita della loro vita. L’Italia riveste per loro un ruolo importante: è il 1989 quando si conoscono a una festa e ballano senza sosta per sei ore, capendo di essere fatte l’una per l’altra. Amano definirlo Grand Tour il viaggio durato settimane che iniziano proprio in quell’occasione. Alla ricerca di se stesse come entità unica, hanno viaggiato come delle nomadi, partendo da via Appia, passando per Francia e Germania, fino ad arrivare in Grecia, terra di nascita dell’ermafrodito primordiale. Pur non essendolo geneticamente, le due si riconoscono, proprio come ermafrodite. Il trucco, i tacchi alti, i costumi vistosi quasi sempre in diverse tonalità di rosa caratterizzano la loro femminilità, mentre le teste rasate la mascolinità. Al termine del grand tour Eva e Adele come duo artistico non esistono più. È nata Eva e Adele come entità unica e opera d’arte. Il film è stato lo strumento principale di questa ricerca di se stesse, mezzo per reinventarsi come opera d’arte. È nel corso del viaggio che nasce Hellas, primo lavoro artistico realizzato insieme. Si tratta di sette video, nei quali si vede principalmente Adele nuda, con la testa già rasata. Da questo momento in poi, Eva e Adele non si separano più. Non nell’arte, non nella vita privata, non nella vita pubblica. Eva e Adele sono finalmente un’entità. Un’entità che viene, badate bene, dal futuro. Eva e Adele prima del viaggio non esistono più. La loro storia passata non esiste più.

Appaiono a un certo punto nella società artistica e nessuno può far a meno di notarle: Documenta, Biennale di Venezia, Art Basel, Art Base Miami & Hong-Kong. Sorridono a quanti le incontrano e distribuiscono biglietti da visita a chi le fotografa, chiedendo di spedirle poi la foto. Si comportano come super pop star. Tutti si chiedono chi siano e da dove vengano. L’11 Aprile 1991 con la mostra-performance Hochzeit- Metropolis, celebrano ufficialmente la loro unione: il matrimonio di Eva & Adele è una delle performance più significative. Con vestiti da sposa bianchi e luccicanti, accompagnate da testimoni, vestite e truccate come le novelle spose, diedero corpo effettivo alla loro unione artistica. Della religione ovviamente neanche l’ombra. Il matrimonio vuole essere un modello di pensiero, di vita, di lotta, di coraggio. Proprio il concetto di coraggio è la chiave di volta di tutta la poetica. Coraggio nel voler credere in qualcosa di nuovo, in qualcosa che superi le barriere di quello che consideriamo reale e palpabile, coraggio nel fare un arte e condurre una vita proiettata nel futuro, invece che incatenata nelle tradizioni: Futuring. Che poi per le artiste coraggio è sinonimo di amore, l’amore del rischio. La disciplina è fondamentale. Dopo essersi svegliate, rasate e truccate Eva e Adele bevono un caffè e si scattano ogni giorno, da oramai 25 anni una foto, un selfie lo definiremmo oggi. Dopo aver assemblato insieme tutte queste piccole immagini, realizzano un opera dalle dimensioni esagerate, dove le due ci guardano, con lo stesso sorriso di sempre. Per ogni apparizione pubblica, per ogni fiera d’arte, inaugurazione e vernissage pianificano minuziosamente il loro abbigliamento, creando ogni volta una tabella, la quale, dopo essere stata incorniciata, diviene parte di un’installazione, un ciclo, dove l’opera d’arte principale rimane sempre Eva & Adele. Anche gli abiti “di scena” sono parte della loro opera d’arte totale. Tutto quello che le rappresenta e le appartiene, viene esposto e diviene opera d’arte.

Splendidamente rappresentati dalla Me collectors room sono anche i lavori su carta. Sullo sfondo rimane chiaro e definito il logo delle due, la loro testa rasata, stilizzata e sfavillante di colori, sul quale si aggiungono simboli erotici, fallici, teschi. Tutto il fantasioso universo di Eva e Adele è mescolato e presentato sulla superficie bidimensionale della carta. Eva e Adele sono un concetto, strategia artistica calcolata nel dettaglio, ma anche continuo work in progress. Dando forma a una performance infinita, saltano con estremo coraggio in quella dimensione in cui non si cerca più di far entrare l’arte nella vita quotidiana. Eva e Adele non sono uno show, Eva e Adele sono reali. Eva e Adele sono l’opera d’arte.

Fino al 27 Agosto, Me collectors room/ Stiftung Olbricht, Berlin, Info: www.me-berlin.com/eva-adele

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