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Altri tempi, un’altra Quadriennale

Del 2020 sappiamo poco. Possiamo solo immaginare quali saranno tra due anni le tendenze nel mondo dell’arte, le tematiche urgenti, i nomi che domineranno il mercato. Non sappiamo neanche come sarà Roma, quali gallerie nasceranno, le realtà che si affermeranno e quelle che scompariranno. Di conseguenza, anche per un’istituzione come La Quadriennale è impossibile stabilire fin da oggi titolo e tema della manifestazione che aprirà le porte al pubblico solo nel 2020, né annunciare gli artisti che saranno coinvolti.

La presentazione che oggi, 13 marzo, è stata ospitata nella Sala Globo del WEGIL, ruotava infatti intorno al programma di attività che da oggi fino al 2020 la Fondazione si propone di portare avanti, sotto la guida di Sarah Cosulich, a novembre nominata direttore artistico. Come sappiamo, nel 2016 La Quadriennale, un’istituzione storica e storicamente romana, è tornata a vivere dopo anni bui di inattività con un’edizione particolarmente riuscita, dal titolo Altri tempi, altri miti, affidata a dieci giovani curatori scelti per organizzare altrettante sezioni. È quindi normale che le attese per la prossima edizione siano elevate, visto anche il tempo a disposizione che ci separa dal 2020. «Per continuare il piano di rilancio della Quadriennale – ha spiegato Franco Bernabè, presidente della Fondazione – abbiamo voluto fare un lungo e intenso lavoro di selezione che ci ha portato a selezionare il progetto finale tra oltre 100 partecipazioni. Avevamo bisogno di un concept che fosse in sintonia con la storia della Quadriennale e con i suoi obiettivi». 

Occhiali neri, smalto rosso e tacco a spillo, accanto a Bernabè siede Sarah Cosulich, il nuovo volto della Quadriennale, che dopo diverse esperienze importanti tra cui Villa Manin e Artissima, ha intrapreso il percorso che culminerà nella grande rassegna del 2020. È giusto parlare di percorso perché questi due anni e mezzo saranno una lunga fase di ricerca volta a creare basi concettuali forti per una solida manifestazione. «Ringrazio la Quadriennale e il comitato che mi ha scelta – prende la parola Cosulich – tutte le persone che ho incontrato finora e tutte quelle che incontrerò. Per me è un grande privilegio essere nominata direttore artistico per la prima volta e di poter compiere un progetto a lungo termine. Sono stata scelta infatti non soltanto per curare la mostra ma anche per dirigere un percorso di avvicinamento mirato a costruire un’esposizione più completa e ampia possibile ma anche per dare forza all’istituzione con un programma che agisca secondo modalità diverse». Per questo la neodirettrice ha deciso di strutturare il progetto in tre fasi, Q2020, Q-rated, Q-international. La prima, Q2020, finalizzata alla realizzazione della mostra nel 2020. Q-rated e Q-international, attive a partire dai prossimi mesi, consisteranno in due iniziative volte a promuovere l’arte italiana all’estero, «punto fondamentale – aggiunge Cosulich – per i giovani che vivono in Italia o italiani che vivono fuori», ma anche per trasformare la Quadriennale in interlocutore per gli artisti e in stabile punto di riferimento in Italia. Nel primo caso, Q-rated, si propone di avviare workshop tenuti da importanti curatori e artisti internazionali che si confronteranno con giovani artisti e curatori italiani selezionati attraverso un bando. Ai workshop si affiancheranno anche i simposi, una serie di incontri su diverse tematiche di attualità che coinvolgeranno studiosi, critici, accademici, oltre che curatori e artisti.

Q-international, invece, è un progetto destinato a sostenere le iniziative di istituzioni straniere che includono artisti italiani. Attraverso risorse reperite attraverso un fund raising, si vuole colmare una lacuna del nostro Paese e contribuire al supporto dell’arte italiana all’estero, sul modello di realtà europee già esistenti. «Il sistema dell’arte – spiega Cosulich – favorisce gli artisti che hanno alle spalle un paese che possa fornire aiuti economici. L’Italia paga questa debolezza con minore visibilità e circolazione di artisti. Sul modello di istituzioni come Mondrian Fund in Oland o Pro Helvetia in Svizzera, Q-international vuole porsi come supporter e partner a livello internazionale, in parte grazie a risorse della Quadriennale, in parte costituendo un network con gallerie, aziende, istituzioni pubbliche e private. Le proposte presentate dalle istutuzioni straniere saranno valutate da un comitato scientifico formato da: Cristiana Collu, Alberto Garutti, Cesare Pietroiusti, Andrea Viliani, oltre che dalla direttrice e dal braccio destro Stefano Collicelli Cagol. «In questo modo – spiega Bernabè – andiamo a capire cosa vedono dall’esterno dell’arte italiana. Una scelta di ampio respiro contro ogni tipo di autoreferenzialità».

Come per Manifesta12 si è condotto uno studio sulla città, Palermo Atlas, prima di concepire la mostra, anche La Quadriennale ha deciso di privilegiare la ricerca preliminare all’allestimento di una rassegna allestita in fretta e superficiale. «L’obiettivo – spiega Bernabè – non è quello di una bella mostra. Speriamo di fare anche quello ma prima ci aspettano anni di interazione e networking con altre realtà, che di sicuro forniranno i giusti stimoli». Mantenere viva l’attenzione sulla manifestazione per altri due anni non sarà cosa semplice ma il 2020 può aspettare. Nel frattempo speriamo di non dimenticarci della Quadriennale.

Info: www.quadriennalediroma.org

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