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Arte contemporanea a Latina

Ci sono angoli di città che non t’immagini nascondino tanta straordinaria bellezza. Un pezzo di silenzio tra centri commerciali e torri pontine. Siamo a Latina, al piano terra di un elegante grattacielo bianco, Torre Baccari, dove ha sede la galleria Romberg Arte Contemporanea. Erano gli anni 80 quando tutto ebbe inizio. «Non eravamo proprio qui, ma a qualche minuto da qui», spiega Italo Bergantini, direttore dello spazio che, grazie alla sua passione e la capacità ha acceso i riflettori su giovani artisti di rilievo nazionale e internazionale. Mostre personali e collettive e la partecipazione a Expo dentro e fuori i confini italiani, poi la Romberg AC entra nel cuore di Roma a Piazza de’ Ricci, quindi nel 2010 di nuovo a Latina, dove cresce e s’impone. Un importante e prezioso progetto culturale in un’area del Lazio dove non esistevano riferimenti e spazi dedicati alle nuove forme di espressione artistica. Una storia fatta di determinazione, calore e di instancabile ricerca di talenti contemporanei, la cui arte incontra il pubblico nei suoi spazi espositivi. Oggi la galleria conta una media di circa cinque esposizioni annuali, dedicate ad artisti italiani e stranieri e una lunga serie di eventi che fanno de La Romberg AC, l’indiscussa promotrice dei nuovi linguaggi della creatività nei circuiti del basso Lazio. Fotografia, pittura, scultura, installazioni, per diffondere l’arte contemporanea in una sinergia tra pubblico, addetti ai lavori e talenti, con una prestigiosa visibilità anche nei circuiti culturali lontani dalle metropoli. Romberg AC è diventata poi anche casa editrice, con la pubblicazione di libri e cataloghi, permettendo l’incontro tra importanti critici e giovani curatori. Italo Bergantini, in occasione della nuova mostra in galleria, racconta questi tre decenni fatti di ironia, passione e instancabile verve.

Romberg Arte Contemporanea compie 30 anni. Anni di viaggi e gli incontri magici?
«La magia è stata e sarà sempre nelle piccole cose, nei dettagli che riempiono le giornate. Ad esempio avete mai annusato l’odore di un quadro non asciutto? Ecco, anche li c’è magia».

Cosa rimpiange del clima culturale di quegli inizi e cosa, invece, trova più stimolante nei nuovi artisti?
«Credo sia stato un percorso di stimoli continui. La mia generazione ha avuto un punto di osservazione sulla storia privilegiato, abbiamo assistito al culmine di un modello espressivo e alla nascita di un nuovo linguaggio. Non abbiamo fatto di certo in tempo ad annoiarci mai. Lo stimolo vero è nel cercare di rimanere presenti e capaci di comprendere i nuovi cambiamenti. Il mio ruolo di gallerista è sempre consistito in questo, da una parte saper parlare ai collezionisti, dall’altra saper ascoltare gli artisti creando una relazione quanto più consapevole e onesta tra queste due figure».

In questo lasso di Storia abbiamo assistito a rivoluzioni e passaggi epocali. Quali riflessi ha avuto tutto questo nell’arte contemporanea?
«Riflesso è un raggio di luce che rimbalza su una superficie, cambia inclinazione e acquista una nuova dominante cromatica, mentre se parliamo delle rivoluzioni di questo periodo forse dovremmo parlare di questo riflesso come di un cocomero che viene sparato da 30 metri su una superficie e ne esce spappolato in ogni direzione».

Latina è una realtà complessa geograficamente, culturalmente e storicamente. La sua galleria è una sfida alla provincia o l’arte contemporanea ha un linguaggio che supera ogni barriera, entrando anche dove non è ovvio possa entrare?
«Latina è uno snodo della rete globale forse molto piccolo, ma un cardine nella mia rete relazionale, negli anni ho imparato a miscelare queste due unità di misura e grazie ai nuovi linguaggi ho trovato una formula per adattare ed imporre la Romberg come punto di incontro tra il piccolo e il grande tra il centro e la provincia, tra il passato e il futuro».

La diffusione della cultura utilizza ormai forme di comunicazione veloci e dirette. In questa realtà di scambi immediati globali, l’arte contemporanea è più accessibile o le gallerie sono percepite solo per pochi eletti ?
«L’arte è più accessibile ma le gallerie sono diventate più distanti, la sfida oggi è quella di ricucire questo strappo».

Ci racconti Into the Woods, la personale Luigi Menichelli, che sarà in questa galleria fino al 28 maggio?
«Una mostra da non perdere. Ve la racconto brevemente con le parole di Gaia Conti che mi affianca come curatrice in questa personale. “Il ciclo della natura è virtuoso e tutto concorre a mantenere l’armonia. Attraverso le foglie si esprime l’universo del lavoro di Luigi Menichelli che presenta alla galleria Romberg la recente produzione. Into the woods raduna scultorei poemi pulsanti. Soffi di vita cristallizzati in materia eterna. Menichelli è un raccoglitore compulsivo, cammina spesso con lo sguardo rivolto al suolo; l’attrazione è una forza intensa come un magnete – scorge, seleziona, colleziona, rielabora, manipola, stratifica. Ogni opera richiede un processo lungo e minuzioso che da una singola realtà convoglia verso la rinascita dell’insieme”».

Fino al 28 maggio, Info: www.romberg.it

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