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Expatrie

La mostra di Iginio De Luca non poteva che essere ospitata dalla Casa dell’architettura. I 17 lavori dell’artista sono parte di un progetto che riflette proprio sul concetto di abitazione. Si parte dalla raffigurazione della planimetria degli appartamenti di Metropoliz (la città meticcia, lo spazio occupato nell’ex fabbrica Fiorucci di Roma, altrimenti conosciuto come Maam), in primo piano nelle opere, per sovrapporla ai ritratti fotografici delle famiglie che li abitano. Ne emerge un rapporto dialettico tra lo spazio domestico e l’umanità che lo popola che si ricollega, in forma sublimemente poetica, alle battaglie per il diritto alla casa portate avanti dal gruppo artistico che si è articolato attorno al Maam e che ha trovato in Giorgio de Finis, curatore del Maam nonché della mostra di Iginio, il suo principale aggregatore. Si tratta di un movimento compatto e romantico, che associa alla complessità del diritto l’universalità e l’efficacia dei linguaggi dell’arte. I militanti che il movimento ”recluta”, infatti, sono proprio gli artisti. E Iginio De Luca è uno di loro. Con il progetto Expatrie ha aperto uno spazio di riflessione intorno al tema dell’abitare, dell’appartenenza, del rifiuto attraverso un’espressione che è poetica e politica allo stesso tempo e che cerca l’aderenza al reale pur nel suo stato di sospensione visiva. Ha misurato gli spazi, ha disegnato le piantine delle case, preoccupandosi di aggiungere a ogni planimetria una nuova ”pertinenza”: una stanza in più, quella non esistente ma voluta, immaginata e sperata. Attraverso le planimetrie De Luca racconta la liberazione e, allo stesso tempo, la prigionia degli abitanti protagonisti di questa storia, dando così voce alle esperienze di queste famiglie di ”espatriati”, da cui il titolo del progetto.

Un messaggio di tale profondità e attualità rientra perfettamente nelle corde artistiche e poetiche di Iginio De Luca. Un artista dall’animo gentile e introspettivo, saggio ed esperto eppure sempre curioso e sensibile. La dignità con cui si è rapportato con i suoi compagni di viaggio nel corso di questa lunga ricerca che sta dietro al progetto, raccontata nel video che accompagna la mostra, sembra quasi far parte dell’opera. Un incipit performativo, in perfetto stile con la dialettica dell’artista, che impreziosisce la valenza sociale di questa mostra. «Penso a quanto sia cruciale il tema dell’abitare – scrive De Luca nel catalogo (edito da Inside Art autori) – e quante metafore sviliuppi: lo spazio domestico è anche una questione politica oltre che privata, di responsabilità nazionale perché parla di rifugi, di asili contro la fame, di viaggi, di perdita, di certezze e di avventure verso l’ignoto. La storia soggettiva si intreccia alla storia collettiva, storia di confini, contesti di transito in perenne sopspensione, in un corto circuito simbolico tra privato e pubblico, tra casa e nazione».

Fino al 26 luglio
Info: www.casadellarchitettura.it

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