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Il sangue delle donne

Il sangue delle donne. Tracce di rosso su panno bianco è la collettiva al femminile presentata da LaStellina ArteContemporanea alla Casa Internazionale delle Donne di Roma a cura di Manuela De Leonardis e Rossella Alessandrucci. L’idea nasce dal ritrovamento casuale di panni di lino che, fino alla metà del Novecento, venivano usati dalle donne durante il ciclo mestruale. Quattordici artiste interpretano tematiche legate al rapporto fra la donna e il sangue in aspetti molteplici. Per ognuna il sangue porta alla memoria vissuti personali che si esprimono attraverso linguaggi diversi. Ci si inoltra in un territorio sociale dove si esprime l’affermazione dei diritti della donna che parte proprio dalla rivendicazione del proprio corpo. Tante le accezioni in cui è declinato il sangue in questa mostra. Alessandra Baldoni riproduce sul pannolino, dopo averla rielaborata, una foto di Camille Claudel scattata da Rodin nel suo studio e riporta, ricamata sotto, una frase della donna: “c’ sempre qualcosa d’assente che mi tormenta”, da cui il titolo dell’opera. Rita Boini lavora invece con i cosmetici da trucco per dare vita a storie del passato in un contesto astratto in Sangue secretato. Giovanna Caimmi si ispira al Trittico delle Delizie di Bosch per la sua opera Il sangue blu delle donne dove un uovo di quaglia rotto accoglie una moltitudine di uomini, il tutto su di un blu acquatico che porta alla salvezza del nobile sangue femminile. Maïmouna Guerresi crea Red carpet un’opera dove viene messa in rilievo la funzione della preghiera con le impronte dei piedi rigorosamente rosse, mentre tale colore, nelle sue intenzioni richiama il sangue, il sacrificio, la sofferenza. In Work, Love, Play, Bleed Susan Harbage Page mette in luce la potenza delle donne tramite la fertilità: ricama un cerchio bianco in riferimento alla luna e ai cieli e riferisce le iniziali già ricamate sul pannolino, AT, a una suora di clausura che non ha mai avuto un figlio. Il ricamo FI sul pannolino dato a Silvia Levenson porta ad un dialogo fra l’artista e la figura per lei immaginaria che lo aveva siglato: tramite un cucire con perline una bomba a mano l’artista indaga il femminicidio in una società in cui la donna deve ancora lottare per la sua indipendenza; il titolo del lavoro Una ogni tre giorni si riferisce al numero di donne morte a causa di un uomo in quel lasso di tempo. Ogni giorno della sua gravidanza Anja Luithle prende la sua temperatura corporea che indicizza nel grafico presente sul suo pannolino a significare il mistero della nascita così come della morte perché in gravidanza è il bambino a comandare non sei più tu, l’opera si intitola Concepted in riferimento anche al concepimento di un’opera d’arte.

Ne il sangue delle donne di Patrizia Molinari il pannolino viene intriso di sangue animale, come dice l’artista: «Innanzi tutto volevo riflettere sul fatto che nella mia generazione le mestruazioni erano un tabù, e io stessa mi sono trovata nella condizione che non se ne dovesse parlare, poi il sangue mi fa pensare al femminicidio, alle morti inutili delle donne, quindi in entrambi i casi al dolore». Elly Nagaoka racconta ne Il ciclo dei cieli, con la semplice frase “sono in menopausa” scritta in verde, dell’eventuale tabù riguardo a questo argomento: “sono di origine giapponese allora ho chiesto sia ad italiani che a persone del mio paese natale se si parlasse della menopausa e spesso la risposta è stata ambigua. Da qui il mio invito ad esseri liberi di parlarne”. Sonya Orfalian è l’unica a non aver scritto un commento alla sua opera nel catalogo della mostra così come il titolo della sua opera è Senza Titolo perché deve essere l’opera a trasmettere, commenta: “una spada antica è attaccata con un gancio massiccio, che già richiama dolore, su una tavola da macello, altro dolore; l’offesa della spada porta a tutte le offese al mondo femminile, con i femminicidi e gli eccidi che, per un’artista di origine armena come me, fanno parte di un vissuto, di una quotidianità che non si vorrebbe vedere.” Una riproduzione del pannolino in tarlatana, una stampa dello stesso pannolino e la voce dell’artista che racconta le tre storie che l’hanno ispirata, mentre il pannolino dato a Paola Romoli Venturi è ora nel suo cassetto; dell’origine della sua opera, Una storia privata, l’artista parla così: “avevo il corredo di mia nona con tanti pannolini che mi hanno rubato quando mia madre ammalata ne aveva bisogno per curarsi le piaghe; poi le prime mestruazioni le ho avute a casa di mia nonna materna che mi ha dato un pannolino dei suoi quando già si usavano gli assorbenti e poi la mostra con i pannolini: ho tenuto per me quello che mi è stato donato da Rossella Alessandrucci come riappropriazione di memorie vissute.” Il sangue mestruale si trasforma in lacrime e acqua nell’opera Dry your tears di Virginia Ryan che espone un pannolino piegato su supporto bronzeo dorato a significare la cura, la guarigione, la compassione. Anatomica di Ivana Spinelli ci presenta le labbra di un organo femminile sul pannolino ripiegato con pallini rossi e chiuso in una teca come reliquia sacrale, mentre il suo commento in catalogo è la parola mestruazioni in varie lingue del mondo. Ketty Tagliatti in Still life 05 ricopre con il pannolino una teiera simbolo di un rituale al femminile di cui ormai se ne conserva quasi solo la memoria con uno strascico dolorante. Nel catalogo con prefazione di Rossella Alessandrucci, testi di Manuela De Leonardis e dello psicanalista junghiano Alberto Massarelli, interventi delle artiste, è pubblicata una poesia del 2009 di Tomaso Binga, artista storica che lavora dagli anni ’70 con la scrittura verbo-visiva, la poesia sonora, visiva e performativa, la poesia in catalogo finisce così: “Con ira consumi la vita nel sangue/ nel sangue del mestruo del parto del lutto/ del lutto che piange con ciglia dipinte/ dipinte dal tempo che azzera le finte”. Fino 13 novembre 2015 Casa Internazionale delle Donne via San Francesco di Sales 1A Roma. Info: www.casainternazionaledelledonne.org

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